Gioco
Aggredisce la moglie e due carabinieri Arresto convalidato
ORBETELLO
È finito in carcere l’uomo di origini moldave arrestato domenica mattina perché ritenuto responsabile di aver aggredito i carabinieri intervenuti su richiesta dei familiari, che a loro volta sarebbero stati oggetto di violenze. Lo ha deciso il giudice Marco Bilisari, che ha convalidato il provvedimento chiesto dalla pm Valeria Lazzarini, al termine dell’udienza tenutasi tutta in modalità video, con le parti a distanza collegate con il Tribunale. Su richiesta del difensore Tommaso Galletti, il processo si terrà la prossima settimana.
L’uomo ha di fatto chiesto scusa ai carabinieri, da lui presi a testate, calci e pugni dopo pesanti offese («Vi sparo in testa! Bastardi! Non mi fate paura» le frasi che sarebbero state pronunciate), e che quindi erano costretti ad ammanettarlo: i due appuntati del Norm avevano prudenzialmente indossato caschi protettivi, ma uno ha riportato una frattura a un dito (30 giorni di guarigione) e l’altro un trauma alla spalla (15 giorni). Ha comunque negato di aver maltrattato la compagna: gli episodi si sarebbero articolati in un arco di tre anni, secondo l’imputazione iniziale (e sarebbero avvenuti anche lontani da Orbetello, spesso sotto l’effetto di bevande alcoliche), e domenica la donna aveva riportato la frattura delle ossa nasali e di due costole (30 giorni di guarigione), al punto che i militari l’avevano trovato come agonizzante dopo l’aggressione subita tra le mura di casa.
A chiamare il 112 era stato il figlio diciassettenne, che aveva accompagnato i militari fino a casa: lui e la madre erano poi scesi per farsi medicare dall’ambulanza del 118. In casa alcune bottiglie di vino vuote. Apparentemente calmo, in camera da letto, l’uomo aveva poi dato in escandescenze, cominciando a sputare ai carabinieri (che erano protetti dal casco) e poi dando loro testate, calci e pugni. Una ventina di minuti in cui era avvenuto di tutto, fino all’ammanettamento. L’uomo era stato portato in caserma e arrestato; per lui si era aperta la porta della camera di sicurezza, mentre i carabinieri davano seguito all’attivazione del Codice rosa per la donna.
Il giudice è del parere che l’uomo sia assolutamente privo di autocontrollo e che gli arresti domiciliari non possono essere concessi, dal momento che l’arrestato non ha altri luoghi dove poter risiedere e che tornare a casa significherebbe una nuova convivenza con la donna vittima di violenza. — P.S.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google