Il Tirreno

Grosseto

Il nuovo polo della chirurgia adesso è a Orbetello, al riparo dal Covid

Elisabetta Giorgi
Il primario chirurgo Alessandro Fiorini mentre opera in emergenza
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Il primario chirurgo Alessandro Fiorini mentre opera in emergenza

Accentrati al San Giovanni di Dio tutti gli interventi urgenti  e quelli oncologici non rimandabili dell’intera provincia

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ORBETELLO. L’ospedale di Orbetello San Giovanni di Dio è diventato, in questa fase di emergenza coronavirus, il polo di riferimento della chirurgia per l’intera area grossetana. Mentre il Misericordia è “hub Covid-19”, cioè la struttura di riferimento con il San Donato di Arezzo per l’Asl sud est per trattare i casi di contagio, a Orbetello è stata trasferita tutta la chirurgia d’urgenza e oncologica programmata, al riparo e in condizioni “blindate” rispetto alla pandemia. Coordina il tutto Alessandro Fiorini, 57 anni, primario (direttore della Uosd, unità operativa semplice dipartimentale) di chirurgia di Orbetello dal 2014.

Dottore, in ospedale avete avuto una “rivoluzione”...

«L’ospedale orbetellano è diventato il polo chirurgico non Covid dell’area grossetana. L’attività chirurgica programmata e ordinaria è stata sospesa in tutta Italia, e qua svolgiamo, per l’intera provincia, tutta l’attività chirurgica di urgenza e quella oncologica programmata che non si può rimandare. L’azienda ha delocalizzato gli interventi di chirurgia oncologica e di urgenza su questo presidio: l’operazione è stata diversificare le chirurgie degli ospedali, uno quello di Grosseto Covid, l’altro - quello di Orbetello - non Covid».

Come vi siete organizzati?

«Il setting chirurgico conta circa 30 letti in cui gravitano varie specialità: la chirurgia generale, l’ortopedia, l’urologia, otorino, la ginecologia, l’oculistica di tutta l’area grossetana. Questi specialisti lavorano qua sotto il mio coordinamento e nella rispettiva chirurgia d’urgenza, oltreché in quella oncologica non rimandabile. Il progetto è partito il 1º aprile con l’organizzazione della direzione sanitaria e della direzione delle reti ospedaliere. I pazienti arrivano da tutta la provincia perché le chirurgie sono chiuse, tranne Massa marittima che conserva una parte. Anche gli specialisti e il personale infermieristico sono arrivati dal resto della provincia. Sono state aperte 4 sale operatorie, qua, 2 delle quali c’erano ma non erano utilizzate».

Com’è cambiato il suo lavoro, ora?

«Essendo il primario chirurgo continuo a fare interventi di chirurgia generale, e in più mi occupo del coordinamento di tutte le specialistiche. C’è anche un medico di guardia chirurgico e ortopedico h24 per intervenire in reparto».

Quanti medici sono arrivati qui da lei?

«Su questo setting gravitano ora circa 50 medici di varie specialistiche, compresi quelli di Orbetello. Prima eravamo una decina 10. Sono quintuplicati e sono arrivate specialistiche che non c’erano, tipo otorino».

Quante operazioni fate al giorno adesso?

«Dal 1° aprile al 15 sono stati fatti 45 interventi in urgenza e 20 di chirurgia oncologica programmata, quindi 65 in 15 giorni».

E qual è il carico di lavoro?

«È chiaramente un carico di lavoro impressionante, perché Orbetello non è il Misericordia. Per queste specialità a Grosseto avranno avuto 100 posti letto, mentre noi ne abbiamo solo 30».

E qual è il fabbisogno dei posti letto, in proporzione alla nuova mole di lavoro?

«Sarebbe di almeno di 50 letti contro i 30 disponibili»

Come conciliate gli spazi attuali con questo notevole aumento di attività e personale?

«Vengono ottimizzate al massimo le dimissioni veloci dei pazienti o il trasferimento in Medicina. Le nostre attività si conciliano perché è una chirurgia solo di urgenza e oncologica urgente: non viene fatta quella programmata, secondo direttiva nazionale».

Problemi gestionali?

«Enormi per la mole lavoro e dovuti al fatto che c’è pressione sul personale, perché il personale di Orbetello viene sì implementato ma la gran massa di lavoro sta tutta “lì”, in quello orbetellano, come avverrebbe in qualsiasi altro lavoro in cui arriva personale in rinforzo da fuori. Oggi questo è l’unico posto “sicuro” dove operarsi in tutta la provincia».

Sicuro quanto? Tamponi su voi sanitari ogni quanto vengono fatti?

«Il personale medico e il comparto infermieristico sono sottoposti a screening sierologico periodicamente, cioè ogni 15 giorni. Si parla ora di un centinaio di persone del setting chirurgico e delle sale operatorie sottoposto a sierologico; ciò ovviamente in assenza di sintomi, altrimenti scatterebbe il tampone. Il tampone scatta anche se qualcuno nei sierologici sviluppa anticorpi».

E i test sui pazienti da operare come funzionano?

«Il paziente accede qua solo con tampone negativo, sennò non entra. A meno che non si tratti di interventi chirurgici in emergenza e lì il discorso cambia».

Vale a dire?

«I pazienti “in emergenza” accedono senza tampone, ma con tutti i presidi anti Covid. Se c’è un’emorragia e il paziente rischia di morire non c’è tempo di aspettare il tampone (ci vogliono 6 ore), perciò lo si opera subito. Il paziente viene messo in isolamento e operato dal medico con tutti i presidi anti Covid, come quelli che vede addosso a me in foto (a sinistra, ndr). Poi se negativo resta qui a Orbetello, se positivo è trasferito a Grosseto. Se invece il paziente è operato “in urgenza”, e non in emergenza, è diverso: se ha un’appendicite c’è tempo per aspettare il tampone. La differenza tra l’urgenza e l’emergenza è che la prima è differibile di qualche ora e dà la possibilità di aspettare il tampone, mentre l’emergenza non è differibile e devi operare il paziente con tutti i presidi anti Covid come a Grosseto. Quando andiamo in sala operatoria e operiamo in emergenza, operiamo un paziente che potrebbe non avere niente, oppure anche essere infetto. Allora, anche se siamo ospedale non Covid, è indispensabile operare con le stesse protezioni Covid che ci sono a Grosseto, con la differenza che qua a Orbetello sono “per protezione”. Mi preme far capire che questo è un posto blindato e sicuro per operarsi. Reputo una strategia vincente da parte dell’azienda quella di dividere gli ospedali; in Lombardia non hanno fatto tempo a separare Covid – non Covid, noi invece siamo stati favoriti dal fatto che il contagio è arrivato dopo, così ci siamo mossi per dividere “gli ospedali”. Risultato: qua a Orbetello non dobbiamo far arrivare il virus e curiamo la gente che non ce l’ha, mentre a Grosseto si curano i pazienti con virus».

Rischi di stress, burn out?

«C’è un evidente sovraccarico, ma l’azienda ha presente il problema e credo che alla fine del lock down si metterà a programmare la possibilità di ferie e riposi al personale in maniera scaglionata».


 

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