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Cgil frena sulle aperture «Se ci prende la frenesia, il rischio sarà molto alto»

Cgil frena sulle aperture «Se ci prende la frenesia, il rischio sarà molto alto»

Per Renzetti bisogna pensare al come sarà la ripartenza e non al quando  Timori anche per l’effetto sui contagi che potrebbero portare i flussi di vacanzieri 

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Cgil Grosseto frena il pressing per le riaperture. «La frenesia sulla riapertura delle attività produttive – nota il segretario della camera del Lavoro di Grosseto Claudio Renzetti – è cattiva consigliera. E come dicono virologi e epidemiologi, rischia di moltiplicare i focolai infettivi nel momento in cui stanno arrivando i primi risultati nel contrasto alla pandemia. Invece di alimentare la corsa alle riaperture – sottolinea Renzetti – è bene concentrarsi sul come avverrà e non sul quando. E spetta al governo e non può essere la conseguenza di fughe in avanti delle Regioni o di singoli pezzi di territorio».

La Cgil ha 31mila iscritti e nei giorni scorsi ha aiutato gratuitamente più di 7mila stagionali del turismo e dell’agricoltura a ottenere il bonus da 600. Ovvero, «abbiamo il polso della situazione e anche noi siamo molto preoccupati della tenuta economica del tessuto produttivo; ma siamo anche consapevoli che le semplificazioni sono pericolose, e non si può dire “riapriamo tutto, sennò falliscono le attività”. Di mezzo ci sono la salute delle persone e il rischio di rimettere in moto la pandemia alimentando tanti focolai». Se la provincia di Grosseto ha avuto – per ora – un numero contenuto di contagi anche rispetto ad altre realtà toscane, il numero dei positivi al coronavirus «potrebbe aumentare esponenzialmente con la stagione estiva in conseguenza dei flussi turistici anche se ridotti e limitati agli italiani».

«Quando parla di protocolli condivisi per la sicurezza sui luoghi di lavoro, Confindustria – osserva poi Renzetti – ragiona su una scala aziendale che nella nostra realtà è minoritaria. Il nostro contesto produttivo è costituito per oltre il 90% da piccolissime imprese: bisogna ragionare meglio sulla revisione dei piani di sicurezza aziendali, entrando nello specifico delle singole diversificate realtà. Il problema è doppio: salvaguardare la salute e motivare le persone a operare in serenità sul luogo di lavoro. Pena alimentare una spirale recessiva nella quale alla crisi economica potrebbe sommarsi una pesante crisi sociale. La fretta non serve. I rischi che corriamo sono stati evidenziati da un’analisi dell’Istat che ha confrontato la mortalità dei quattro anni passati con quella di quest’anno in 1.700 Comuni dove il Covid-19 ha avuto larga diffusione registrando un aumento medio dei morti del 20%, con punte nella Bergamasca del 381%».

Certo è, dicono gli esperti, che cambieranno abitudini stili di vita, con il prolungamento del periodo in cui mantenere distanziamento sociale e mobilità ridotta, «Cose che – nota Renzetti – modificheranno la scala dei nostri valori, a partire dalla considerazione dell’importanza del Sistema sanitario nazionale». «E sul piano del lavoro e dei parametri della produzione – aggiunge il segretario della camera del Lavoro di Grosseto – la Cgil pretende che si tengano insieme le due priorità della tutela del lavoro e della salute. E starà in guardia perché la crisi del meccanismo di produzione capitalistica del valore, innescata dalla pandemia del Coronavirus, non si traduca in un’ulteriore precarizzazione del lavoro. A nuovi problemi si risponde col coraggio dell’innovazione. A partire da quello della riduzione degli orari di lavoro a parità di retribuzione. Oltre che a puntare su smart working, riorganizzazione dei turni, rallentamento del ciclo produttivo e dei volumi, gestione delle mense».

«Infine – conclude Renzetti – siamo convinti serva una profonda revisione degli assetti istituzionali, a partire da una lettura critica del ruolo delle Regioni. Siamo a un bivio della storia del nostro Paese. E noi ci batteremo per un nuovo modello di sviluppo che metta al centro la qualità delle produzioni, la rivalutazione dei beni comuni e pubblici, il risparmio di energia e di materie prime, la tutela dell’ambiente e il contrasto alle disuguaglianze». —



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