Toscana
«Non spostate mia madre da Villa Pizzetti»
Una donna si rivolge ai responsabili della Rsa dopo la notizia del possibile trasferimento dei non contagiati a Villa Varoli
GROSSETO
«Non spostate mia madre dalla Rsa Villa Pizzetti». Suona così la lettera che la figlia di una delle ospiti della residenza assistita ha inviato al direttore di Coeso Società della salute, Fabrizio Boldrini. Una lettera che suona come una diffida, firmata insieme ad altri due parenti di ospiti e inviata dopo che, attraverso mail, è arrivata ai familiari la comunicazione ufficiale dell’avvio di trattative con Villa Varoli (Porto S. Stefano) per il trasferimento dei non positivi. Ufficialità arrivata dopo notizie diffusesi ufficiosamente: «Avrebbero potuto avvertire per prima cosa noi familiari», protesta Alessandra Cavalieri che allegando la corrispondenza spiega che giorni fa non aveva ricevuto nemmeno un accenno a questa ipotesi, poi diventata improvvisamente un’urgenza anche per scritto.
L’altro giorno il direttore ha inviato a tutte le famiglie una e-mail in cui scrive che «l’ordinanza regionale chiede che si possa dedicare, con tutte le tutele del caso, una struttura agli anziani positivi non autosufficienti; anziani che non necessitano di cure ospedaliere, ma che, per la loro condizione di non autosufficienza devono avere una residenza adeguata e protetta». Una residenza che in città non c’è. E quindi Boldrini, pur comprendendo l’ansia dei familiari, spiega: «Ci siamo rivolti alle zone limitrofe. Si aperta quindi una trattativa con i proprietari di una struttura, Villa Varoli, che è già funzionante per ospiti autosufficienti al pian terreno ed era in attesa di autorizzazione per il primo piano dove ci sono camere e servizi per non autosufficienti». Con l’assicurazione che nulla cambierà per il medico scelto, per l’accesso di quest’ultimo e per la gestione dei piani terapeutici.
«La preoccupazione più grande per noi – prosegue adesso Alessandra – è legata alle conseguenze del trasferimento: stiamo parlando di persone fragili, abituate ormai a vivere in quella struttura. Quando porto mia madre, che a breve avrà 84 anni, a fare una passeggiata nel giardino intorno alla Rsa, lei mi chiede poco dopo di tornare “a casa”, cioè, a Villa Pizzetti, perché quella è ormai la sua casa». Ci sono poi altre questioni. Una è legata al contratto: «All’entrata in Rsa abbiamo firmato un contratto nel quale si garantiva la residenza in detta struttura e non in altre». Un’altra alla difficoltà di mantenere una costanza di rapporti: «Io sono sicura che non avrò la possibilità di frequentare l’Argentario assiduamente. È troppo lontano. Pensi che spesso capita di dover portare qualche farmaco a mia madre, ci telefonano e l’indomani glielo facciamo avere». Un’altra ancora alle modalità e alla durata del trasferimento: «Come faranno a portare tutti in sicurezza? E poi io ho il timore che mia madre possa non tornare da lì». Infine, l’impatto negativo: «Troverà ambienti nuovi, persone diverse. Ho paura che mia madre subirà un decadimento ulteriore da tutto ciò. E poi saranno lontani dal centro Covid-19, dal Misericordia cioè».
La mamma della signora Alessandra è nella Rsa dal luglio 2016, perché incapace di intendere e volere. È risultata negativa al tampone («lo ha fatto lunedì scorso»). Cavalieri ne è la amministratrice di tutela. «L’ho vista l’ultima volta il 4 marzo. Sono io, oppure qualcuno della mia famiglia, che le porta i farmaci. Sono io che le prende gli appuntamenti per le visite domiciliari. Sono io che seguo il piano terapeutico. Nulla potrà essere come prima. Alcuni esperti dicono che spostare malati gravi di Alzheimer ha ripercussioni negative, destabilizzanti».
A Porto S. Stefano, aggiunge Cavalieri, andrebbero 22 ospiti no-Covid. «Non possono invece essere trasferiti gli altri, sette-otto-dieci che siano? – è il suo suggerimento – Potrebbero essere portati all’ospedale e poi, una volta fuori pericolo, essere trasferiti in un’altra struttura, più piccola, dove potrebbero essere assistiti: possibile che non ne esista una? Mi sento tanto impotente di fronte a questa situazione». —
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