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Medici e infermieri sul territorio: un team che svuota gli ospedali

Medici e infermieri sul territorio: un team che svuota gli ospedali

Grazie all’assistenza domiciliare, molti ricoveri al Misericordia sono stati evitati «È un modello di lavoro, non uno slogan da utilizzare nei prossimi congressi»

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«Lo sviluppo della sanità territoriale è basata su prevenzione, monitoraggio, interventistica domiciliare grazie a equipe multidisciplinari composte da medico e infermiere e da prese in carico personalizzate». Lo dicono all’unisono Andrea Salvetti, medico di medicina generale e presidente provinciale della Società italiana di medicina generale e delle cure primarie e Nicola Draoli, presidente dell’Ordine delle professioni infermieristiche che in queste settimane di emergenza sanitaria, la più grande della storia contemporanea, hanno potuto dimostrare quanto sia indispensabile progettare in questo senso.

«Oggi più che mai è necessario che cittadini, politica e istituzioni si rendano conto che solo grazie alla presenza costante della medicina generale, dell’igiene e prevenzione pubblica e dell’infermieristica territoriale è possibile dare un profilo assistenziale ai nostri cittadini nel modo più vicino ai loro desideri - dicono ancora - Grazie all’impegno di chi, senza più sosta o riposo, intercetta i casi positivi e li mantiene al proprio domicilio e li monitorizza almeno due volte al giorno, impedisce accessi inappropriati al pronto soccorso evitando l’aggravarsi di patologie coesistenti ed con un pericoloso rischio infettivo».

Una rete preparata e instancabile che insieme al comportamento responsabile dei cittadini mira a rallentare in sicurezza la diffusione del virus e nel contempo permette alle terapie intensive di non saturare i posti letto.

«Abbiamo di fronte a noi medici di medicina generale, infermieri di famiglia e comunità, Unità speciali di continuità assistenziale, alberghi sanitari, squadre che eseguono tamponi domiciliari senza sosta, equipe multidisciplinari che tracciano e ricostruiscono la catena epidemiologica: tutti esempi di quanto “l’ospedale senza mura” stia lavorando con un impegno progettuale oneroso ma fruttuoso eppure nello stesso tempo “invisibile” - spiegano i due presidenti - È proprio l’invisibilità del nostro operato ad essere una caratteristica della sanità territoriale, a differenza della concretezza ospedaliera a cui basta una foto per essere riconosciuta». Ospedale e territorio sono quindi due facce della stessa medaglia dove uno non può lavorare bene senza l’altro. «Oggi è importante sottolineare che i dati che l’Ars riporta sono ottenuti principalmente dalla sanità territoriale: dai suoi medici di medicina generale - aggiungono Salvetti e Draoli - e dai suoi infermieri che, con pochissimi mezzi e risorse, stanno compiendo un miracolo. I tamponi sono passati da 400 a oltre 3000 nelle ultime due settimane. Abbiamo il 15% circa dei pazienti risultati positivi al Covid ricoverati nell’Asl Sud Est rispetto al 23% di tutta la Regione , e questo significa che l’85% viene trattato al domicilio grazie ai proprio medico di famiglia, agli infermieri con il sostegno delle Usca». L’emergenza Covid è imprevedibile e non finirà adesso. «Quando domani la sanità cambierà faccia - dicono - lo sviluppo del territorio e il riconoscimento dei suoi professionisti non potrà più essere, come lo è stato finora, uno slogan ed un auspicio con cui aprire ogni convegno e congresso». —

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