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Test sierologici in arrivo anche a Grosseto
Attesi oggi, 7 aprile, serviranno a valutare se si è entrati in contatto con il Covid. Precedenza a personale della sanità e delle rsa
GROSSETO. Partono anche in provincia di Grosseto i test sierologici, ovvero quelle analisi che ricercano nel sangue gli anticorpi al Covid-19 e che sono perciò in grado di dirci se, in questo momento o in precedenza, il virus è entrato nel nostro organismo.
La Toscana è tra le prime regioni che stanno adottando i test. Il via libera è arrivato con ordinanza del presidente della Regione Enrico Rossi il 3 aprile. Gli ordini sono stati fatti nei giorni scorsi e anche nell’Asl Toscana sud est i kit arriveranno oggi, martedì 7 aprile,come conferma al Tirreno il direttore generale dell’Asl sud est Antonio D’Urso. «In tutta l’Asl Toscana sud est per il personale operante nelle strutture sanitarie abbiamo circa 11mila test – spiega D’Urso –. Per gli operatori e il personale delle rsa ce ne vorranno circa 9mila. Resta poi il capitolo di tutti gli altri soggetti previsti dall’ordinanza del presidente Rossi, come per esempio le forze dell’ordine. Per loro avremo i kit via via».
Chi verrà sottoposto a test
I test verranno effettuati in via prioritaria sul personale a qualunque titolo operante nelle strutture sanitarie (non solo medici, infermieri e oss, ma anche amministrativi, personale delle ditte di manutenzione…) e poi su operatori e personale delle rsa.
A scendere si sottoporranno al test i volontariati impegnati nella emergenza sanitaria e di protezione sociale in genere; i farmacisti; il personale delle carceri, in particolare quello sanitario; le forze dell’ordine e vigili del fuoco; chiunque, in forma singola o associata, svolga un’attività lavorativa di assistenza o sostegno alla popolazione anziana e/o fragile. I test possono anche essere svolti su singole persone, ma serve la richiesta del medico di medicina generale o del pediatra.
A cosa servono
Sviluppare gli anticorpi non significa essere guariti, né essere immuni (leggi qui l'approfondimento). Significa solo che abbiamo avuto un contatto con il virus, magari senza manifestarne i sintomi, quindi siamo potenzialmente infettanti. Per questo i test saranno innanzitutto a chi non è stato sottoposto a tampone.
«Questi test servono a scremare le persone da sottoporre a tampone», spiega ancora il direttore dell’Asl D’Urso. Il tampone si usa per individuare i nuovi casi ed è un’indagine di biologia molecolare, perciò assai complessa e che richiede del tempo. Il test sierologico invece si fa con una goccia di sangue, simile a un test per la glicemia; lo si fa direttamente nel reparto di appartenenza del personale e dà una risposta in 15 minuti. «In questo modo – spiega d’Urso – ci consente di scremare la platea di persone da sottoporre a tampone: saranno sottoposti a tampone tutti i casi che risulteranno positivi al test sierologico». Per avere un ordine di grandezza, spiega ancora D’Urso, «su 9mila tamponi fatti abbiamo avuto una positività del 10%. Se a questi 9mila avessi fatto il test degli anticorpi ne avrei trovati mille positivi e 8mila negativi». Il test sierologico, insomma, serve a fare indagini più mirate per individuare i soggetti positivi, quindi più veloci, in definitiva più efficienti. —
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