Gioco
«Meravigliosi in Utic e Cardiologia Mi hanno davvero salvato la vita»
Un ex minatore di 74 anni racconta la sua esperienza drammatica e descrive la dedizione e l’umanità del personale in servizio
IL RINGRAZIAMENTO
La paura del coronavirus sembra allontanare il timore di ben più gravi patologie e tiene le persone distanza dalle strutture sanitarie. È della settimana scorsa l’appello ai cittadini del dottor Carmelo Bengala, direttore dell’Oncologia medica di Grosseto, affinché non trascurino i sintomi o addirittura rinuncino alle cure. Seguito ieri dopo dal dottor Ugo Limbruno, direttore della Cardiologia del Misericordia, che ha evidenziato un preoccupante calo dei casi di infarto trattati nella sua unità operativa.
Cosa c’è allora di più efficace di una testimonianza diretta, di un paziente, per dimostrare che alle cure non si deve rinunciare? Giovanni Zanni, 75 anni, di Massa Marittima, ex minatore ed ex dipendente del Comune ha chiamato ieri mattina Il Tirreno per raccontare la sua positiva esperienza di paziente infartuato, cui la tempestiva angioplastica al Misericordia ha salvato la vita, e per ringraziare tutto il personale del reparto.
«Sono arrivato da Massa Marittima all’ospedale di Grosseto il 26 marzo – racconta – trasportato a tempo di record dal 118, che è arrivato a casa mia a un quarto d’ora dalla chiamata. Nemmeno trenta minuti dopo l’arrivo in pronto soccorso, ero già disteso sul tavolo della sala di angioplastica. Poi in Utic, infine in Cardiologia, dove ho potuto constatare, la professionalità, l’efficienza, l’umanità del personale e la loro ammirevole dedizione al paziente. Vedere questi uomini e donne dell’Utic, correre da un paziente all’altro, per ogni minimo bisogno, senza mai fermarsi, attenti ogni volta a cambiare i dispositivi di protezione, nella massima attenzione per se stessi e per noi, mi ha profondamente toccato. Sono rimasto meravigliato di come viene svolto il lavoro, della capacità e professionalità dei medici, della cura con cui il personale assiste chi è ricoverato. Tanto più che non si possono ricevere visite e gli infermieri sono il contatto con la famiglia anche per portare ai pazienti le cose che i parenti lasciano per loro in portineria. La medicina senza il calore umano è meno efficace, ne sono certo».
« Non sono mai stato preoccupato – aggiunge il signor Giovanni – rispetto a questo virus di cui tanto si parla. L’ospedale di Grosseto è attrezzato per curare bene e in sicurezza tutti i pazienti. Anche quando sono stato trasferito dall’Utic alla Cardiologia ho trovato la stessa attenzione e la stessa cura. Non posso far altro che ringraziare tutto il personale per avermi salvato la vita, per avermi curato con il massimo impegno e per non aver mai fatto venire meno l’umanità».
«L’unico neo – conclude Zanni – è che mancavano le mascherine per noi ricoverati, ma alla fine era un particolare trascurabile perché ognuno era ben protetto, così come lo era il personale sanitario che si prendeva cura di noi». —
l.s.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google