Gioco
Anche 1000 adulti a lezione con la didattica a distanza
Sui “banchi virtuali” ci sono migranti alle prese con la prima alfabetizzazione, giovani che non hanno finito gli studi o persone mature che vogliono riprenderli
Non ci sono solo bambini e ragazzi tra i banchi virtuali con cui la scuola ha dovuto sostituire le classi reali, a causa dell’emergenza coronavirus.
Ci sono anche molti adulti, tra cui migranti alle prese con la prima alfabetizzazione, giovani che non hanno assolto l’obbligo scolastico oppure persone che desiderano riprendere gli studi interrotti in età scolare.
Per questi studenti “sui generis” ci sono i Cpia, acronimo di Centri provinciali per l’istruzione degli adulti, scuole pubbliche statali a tutti gli effetti, sui quali è arrivata la scure della chiusura, accompagnata dalla soluzione della didattica a distanza.
Anche il Centro di Grosseto, quindi, si è trovato costretto a organizzarsi, con aspetti e problematiche diversi rispetto agli altri istituti.
Una parte significativa delle circa mille persone che nel corso dell’anno frequentano le lezioni, infatti, sono migranti, alcuni dei quali vivono nei centri di accoglienza e non hanno a disposizione gli strumenti idonei per proseguire il corso di studi a distanza, altri ancora sono i detenuti della casa circondariale di Grosseto (che tuttavia in questo momento è chiusa) e di Massa Marittima.
A questo si aggiunge il fatto che il Centro è un’unica istituzione per tutto il territorio provinciale, con una sede principale ad Arcidosso, due sedi distaccate a Follonica e Grosseto, oltre a una serie di cosiddetti “punti di erogazione”, a Paganico, Seggiano, Monticello Amiata, Cinigiano, Ribolla, Albinia e Orbetello in cui vengono svolte una parte delle attività.
Su queste sedi si muovono i 30 insegnanti del Cpia, per corsi che vanno dall’alfabetizzazione di lingua italiana, alle lezioni del primo e secondo periodo, corrispondenti rispettivamente alla terza media e al secondo anno di superiore, frequentati soprattutto dai ragazzi che non hanno assolto l’obbligo scolastico.
Gli insegnamenti più problematici per la didattica a distanza sono quelli di lingua, in particolare i pre-base e base, frequentati quasi esclusivamente da migranti «i più difficili da seguire – spiega il dirigente del Cpia di Grosseto, Giovanni Raimondi – perché la maggior parte di loro ha come unico strumento il telefono e non sempre la possibilità di accedere alla rete internet. La didattica a distanza si svolge su piattaforme telematiche o con applicazioni come Skype che richiedono connessioni stabili e molti giga di navigazione. Anche noi, come le altre scuole del territorio, abbiamo avuto accesso ai fondi ministeriali per acquistare i device, ma già sappiamo che non basteranno per soddisfare la richiesta, non solo dei migranti ma anche per altre situazioni. Abbiamo stabilito delle priorità con il collegio docenti – aggiunge Raimondi – ma essendo la provincia di Grosseto molto vasta, abbiamo anche difficoltà di distribuzione. Per fortuna è arrivato in aiuto l’Ufficio scolastico regionale, comunicandoci che possiamo avvalerci della protezione civile e del supporto dei comuni per portare a destinazione il materiale di studio. Consideriamo che la nostra mission non è solo offrire un’opportunità formativa, ma anche seguire gli studenti, farli sentire partecipi dei progetti e soprattutto non farli mai sentire soli».
Pur in mezzo a queste oggettive difficoltà, il fiore all’occhiello del Centro di Grosseto è proprio la piattaforma utilizzata per la didattica a distanza, affiancata dal più tradizionale sito web e al registro elettronico. È un’aula virtuale chiamata “Agorà”, l’unica ad oggi utilizzata in Toscana, per la quale il Cpia ha ottenuto a febbraio una specifica autorizzazione dall’Ufficio scolastico regionale. È strutturata per la formazione a distanza, che già il Centro utilizzava in parte per le lezioni prima della sospensione. “Agorà” prevede attività sincrona e asincrona, ma soprattutto verifica l’effettiva partecipazione alla lezione, consente interventi interattivi, il dialogo tra docenti e studenti, esattamente come avviene in una classe reale, grazie agli strumenti di cui la piattaforma che la ospita, “Cisco WebEx” è dotata.
«Malgrado questo – conclude amareggiato Raimondi – già sappiamo che al termine dell’emergenza, purtroppo, non ritroveremo tutti i nostri studenti. Penso soprattutto ai migranti che lavorano in agricoltura o quelli che si prendono cura degli anziani, che in questo momento non lavorano e che saranno costretti a spostarsi». —
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