Il lutto
Chiedeva soldi per l’ingresso in Italia Arrestato impresario
L’uomo faceva arrivare manodopera dall’estero: non pagava né metteva in regola i lavoratori che lavoravano in provincia
follonica
Un’indagine lunga, minuziosa, cominciata un anno fa esatto quando negli uffici della squadra mobile della questura, si presentò un uomo, di nazionalità albanese, a denunciare un suo connazionale, impresario edile che da anni vive a Follonica con tutta la sua famiglia, con la moglie e i figli. Denunciarlo, perché Bilbil Muca, 44 anni, lo avrebbe fatto entrare in Italia irregolarmente per farlo lavorare in un’impresa edile, dietro il pagamento di 4mila 500 euro per l’ingresso. Senza però poi portare a termine la pratica per il permesso di soggiorno.
Un’inchiesta, quella della squadra mobile, grazie alla quale ieri mattina è stata notificata l’ordinanza di custodia cautelare firmata dal giudice per le indagini preliminare Marco Mezzaluna: il quarantaquattrenne di Durazzo, è stato arrestato con l’accusa di aver fatto entrare illegalmente in Italia diversi suoi connazionali, quattro almeno, per farli lavorare in alcune imprese edili senza però che fossero muniti di permesso di soggiorno e dietro il pagamento di cifre che andavano da 600 a 10mila euro. L’uomo è difeso dall’avvocato Roberto Baccheschi che ieri lo ha potuto vedere soltanto pochi minuti in questura, prima che fosse portato al carcere di via Saffi.
Il quarantaquattrenne, amministratore e legale rappresentante di due ditte edili, una con sede nel regno Unito, avrebbe contattato l’uomo che lo ha denunciato mentre ancora si trovava in Albania, per offrirgli un lavoro in Italia con la possibilità di ottenere un regolare permesso di soggiorno in cambio del pagamento di 4. 500 euro. Avendo accettato la proposta, l’uomo aveva effettuato i versamenti dall’Albania a favore dell’impresario ma, una volta arrivato in Italia per motivi di turismo e privo di visto per lavoro, era stato accompagnato dal quarantaquattrenne negli uffici delle Poste per presentare il kit relativo all’istanza del permesso di soggiorno. Al termine di queste incombenze però, l’uomo che lo aveva invitato a raggiungerlo in Italia, gli aveva chiesto il saldo del compenso, facendolo poi lavorare in cantieri edili, di fatto privo di permesso di soggiorno e senza corrispondergli alcuno stipendio. Cantieri che si trovavano sia nel Mazio che in Maremma, dove gli operai dormivano e mangiavano in alcuni alberghi dai quali però sono sempre stati mandati via per insolvenza.
L’operaio si era accorto di quello che stava succedendo dopo i carabinieri gli avevano notificato il rigetto della richiesta di soggiorno che aveva presentato: il kit postale infatti non aveva la necessaria documentazione di riscontro. Muca in sostanza, avrebbe trattenuto la ricevuta di consegna del kit dove era indicata la data in cui dovevano presentarsi all’ufficio immigrazione della Questura in modo tale che non potessero accorgersi della frode che era stata perpetrata ai suoi danni. —
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