Il Tirreno

Grosseto

Toscana economia

Per una manciata di giorni sfuma il salva-stipendio previsto dal Cura Italia

Giovanna Mezzana
Il premieri Giuseppe Conte ha firmato il decreto che ha "chiuso" l'Italia domenica 22 marzo
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Il premieri Giuseppe Conte ha firmato il decreto che ha "chiuso" l'Italia domenica 22 marzo

Stando al decreto, ha diritto alla cassa integrazione chi risulta assunto al 23 febbraio ma lui ha iniziato a lavorare il 2 marzo: il caso di un lavoratore stagionale che rischia di non essere un'eccezione.

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GROSSETO. Fabrizio ha 44 anni e quando un mese fa venne contattato per un lavoro stagionale in un’impresa alberghiera grossetana – dove già per altro aveva prestato servizio – pensò fosse una grande fortuna: gli offrivano un contratto a tempo determinato ma per una stagione “lunga” e in luogo di lavoro che gli era familiare. Mai avrebbe pensato che quell’impiego potesse cacciarlo dentro a un tunnel da cui per ora sembra non esserci via d’uscita. Per una manciata di giorni resta fuori dal paracadute della cassa integrazione previsto con il decreto Cura Italia, messo a punto dal governo per contenere gli effetti economici della deflagrazione dell’emergenza coronavirus.

LA BELLA NOTIZIA

Sposato – sua moglie è casalinga – e con un figlio piccolo, Fabrizio (il nome è di fantasia per non coinvolgere il datore di lavoro che non ha alcuna colpa della situazione)  vive a Grosseto e fino ad ora è riuscito a cavarsela: «Con i contratti stagionali di mio marito – spiega la moglie di Fabrizio – siamo sempre andati avanti dignitosamente, anche perché quando terminavano percepiva l’indennità di disoccupazione». Il 2 marzo arriva quella che sembra una buona notizia: Fabrizio viene chiamato da un’impresa alberghiera per iniziare “la stagione”; si occuperà della cura e della manutenzione di alcuni spazi della struttura ricettiva. Lavora una quindicina di giorni, poi arriva il decreto che blocca l’Italia: è la tarda serata di domenica 22 marzo quando il premier Conte lo firma.

IL FULMINE A CIEL SERENO

E così anche la struttura alberghiera in cui Fabrizio aveva cominciato a lavorare va in stand-by. Con il blocco del Belpaese arrivano anche le misure di sostegno a imprenditori e lavoratori ma Fabrizio scopre di non essere tra i beneficiari: «Ha diritto alla cassa integrazione chi aveva un contratto in essere al 23 febbraio e lui – dice la moglie – è stato assunto il 2 marzo. Adesso è in aspettativa non retribuita, cioè non percepisce stipendio, per ora non può essere licenziato e non può godere di alcun ammortizzatore. Se non avesse accettato quel lavoro almeno avrebbe avuto ancora diritto all’indennità di disoccupazione». «Ci chiediamo con quale criterio sia stata fissata la data del 23 febbraio – si domanda la coppia – E se qualcuno si è reso conto di quanto non sia equo». E nelle condizioni di Fabrizio ci sono senza dubbio tutti quei lavoratori stagionali che tra fine febbraio e inizio marzo hanno accettato un impiego.

UN BARLUME DI SPERANZA

Il Tirreno ha sottoposto il caso di Fabrizio agli esperti della Fondazione Studi Consulenti del Lavoro: «Il discrimen del 23 febbraio – spiegano gli esperti – discende dalla data del decreto legge 6/2020 con cui sono state disposte misure urgenti per contenere il contagio da coronavirus in Lombardia e in Veneto». «Se in fase di conversione del decreto Cura Italia non sarà allargata la platea dei beneficiari, tutti coloro che non avevano un contratto in essere alla data del 23 febbraio rimarranno fuori». Poi lo spiraglio: «Tecnicamente – spiegano dalla Fondazione Studi Consulenti del Lavoro – non ci sono ostacoli all’ampliamento, se non di natura economica. E aggiungiamo che in parlamento sono già giunte molte richieste per l’allargamento della platea, anche da parte dei consulenti del lavoro». Non resta dunque che incrociare le dita e attendere.
 

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