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L’infermiere torna al lavoro «Ho avuto tanta paura»
pitigliano
Amanzio Cataldo oggi torna al suo lavoro di infermiere al pronto soccorso di Pitigliano. È stato il primo e, per ora, l’unico contagiato dal Covid 19 a Pitigliano.
Cataldo ha 54 anni e non appena fatto il tampone scrisse subito sulla pagina social del Comune di essere lui il contagiato dal coronavirus. Un gesto responsabile che ha sempre ritenuto “normale” dato che non può essere una colpa essere contagiati da un virus.
A lui il Tirreno ha chiesto di raccontare il periodo della sua malattia. «Ci sono stati 3 o 4 giorni particolarmente duri in cui sono stato malissimo – dice – Avevo la febbre alta, dolori, mal di testa e disturbi intestinali. Gli altri giorni, circa 8, sono stati migliori, con una febbriciattola sui 37 fino poi a sfebbrare completamente».
Amanzio è rimasto per tutta la malattia a casa. La cosa peggiore con la quale ha dovuto fare i conti, oltre ai dolori e alla febbre, è stata la paura. «Sono un infermiere e mi ero documentato sulla malattia e sul suo decorso ma la paura che potessero insorgere complicazioni respiratorie c’era comunque. Per fortuna, tutto è andato nel modo migliore». L’infermiere, che lavora e abita a Pitigliano ma è originario di Orbetello, per guarire non ha preso nessun farmaco fatta eccezione per la tachipirina. «Non si prende nulla – aggiunge – ho preso solo un po’ di tachipirina quando i dolori e la febbre non erano più sopportabili ma in linea generale ho aspettato che sfogasse e facesse il suo corso, resistendo».
Amanzio si era confinato nella sua camera. «Ho cercato di seguire una dieta per non disidratarmi – racconta ancora – Ho bevuto tantissima acqua e avevo fame di cose salate. Mangiavo circa 500 grammi di parmigiano al giorno. Così sono andato avanti». Oggi l’infermiere dopo due tamponi risultati entrambi negativi torna al suo posto di infermiere. Nessuno della sua famiglia è stato contagiato. «Quello che mi ha sempre sollevato è stato il vedere che la maggior parte delle persone contagiate dal virus nella nostra zona sono stati a casa. Forse – continua – si tratta di una forma meno virulenta».
ll cinquantaquattrenne, ora che è guarito, la definisce, «se non ci sono complicazioni respiratorie, come nel mio caso, una influenza molto brutta».
Aver dichiarato la sua positività al virus è stata una cosa che ha fatto con estrema naturalezza. «Mi è sembrata l’unica cosa da fare – conclude – mi hanno elogiato per questo ma per me è stato un comportamento del tutto spontaneo. Ora torno al lavoro, veramente contento di ritornare ad essere utile». Un messaggio si speranza, quindi, che arriva da chi ha superato la malattia e ora torna alla sua vita di tutti i giorni fatta di turni in ospedale per aiutare chi ha bisogno. —
Ivana Agostini
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