Il Tirreno

Grosseto

nelle case di riposo 

Sull’Amiata test negativi «Ora si faccia lo screening nel condominio sociale»

Sull’Amiata test negativi «Ora si faccia lo screening nel condominio sociale»

La richiesta arriva da sindaco di Seggiano. Al Pizzetti arriva un’infermiera esperta  per sostenere i lavoratori della cooperativa

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grosseto

Già due delle case di riposo dell’Amiata grossetana sono risultate libere dal coronavirus. Lo screening eseguito per primo nella struttura per anziani di Semproniano ha dato esito lusinghiero per tutti e 50 ospiti e l’intero personale che vi lavora. Per ciò che riguarda la Asp Vegni di Castel del Piano tutti i risultati finora arrivati sono risultati negativi al coronavirus.

Gli ospiti sono 60 ma è numeroso anche il personale che è impegnato nella cura degli anziani del Vegni, tutti non autosufficienti e dato l’alto numero dei tamponi da analizzare, ancora il quadro non è stato completato, ma gli esami (tutti tamponi negativi al coronavirus) che volta per volta arrivano lasciano ben sperare che l’intera comunità della struttura del Vegni risulti negativa al virus.

Adesso si sta procedendo allo screening delle altre case di riposo: Castell’Azzara, Santa Fiora e Arcidosso. Tutti i sindaci dell’Unione dei comuni Amiata grossetana guidati da Massimo Galli, dopo aver insistito da tempo per lo screening sulle case di riposo, chiedono ora a gran voce che venga eseguito il tampone anche agli ospiti del “condominio sociale” di Seggiano, che pur non essendo una vera e propria casa di riposo come le altre, ma un condominio di anziani tutti autosufficienti, sarebbe opportuno fosse sottoposto a screening come le altre strutture amiatine: «Credo che sarà fatto – commenta il sindaco di Seggiano Daniele Rossi – perché il condominio è un punto di aggregazione cruciale per gli anziani del nostro comune».

Novità anche per gli ospiti e i sanitari dell’Rsa Villa Pizzetti di Grosseto, dove ogni giorno il direttore di distretto Fabrizio Boldrini, invia una lettera ai familiari degli sopiti, che da marzo hanno dovuto sospendere le visite.

Nella struttura è entrato in funzione il nuovo sistema di “emergenza urgenza” per fronteggiare il virus con l’istituzione delle Usca (Unità speciali di continuità assistenziale) attrezzate per affiancare i medici di base entrando direttamente in contatto con i casi positivi a domicilio (e quindi anche nelle rsa). «Via via che gli epidemiologi comprendono il comportamento del virus, sono cambiate ulteriormente le indicazioni - spiega Boldrini - e quindi anche il protocollo riservato agli ospiti». I medici di medicina generale tornano nelle Rsa esclusivamente su richiesta della struttura infermieristica interna, ma solo dove non ci sono positivi e lo fanno in modo organizzato con turni prefissati mentre le unità speciali, fanno accesi programmati nelle strutture con positivi (così come li fanno al domicilio dei pazienti positivi autosufficienti), oltre che monitorare costantemente le funzioni vitali degli ospiti con invio dei parametri.

«Le Usca poi (e solo loro), sulla valutazione delle funzioni o su osservazione diretta, chiedono l’intervento del 118 che, in questa fase, non svolge una mera funzione di trasporto - dice ancora Boldrini - ma di ulteriore valutazione della condizione del paziente che può tradursi in trasferimento al pronto soccorso o può limitarsi alla osservazione strumentale in loco. Questa non è una organizzazione per la Rsa Pizzzetti, ma è ovunque così». Boldrini poi, in accordo con la direzione della rsa, ha anche trovato un accordo con la direzione infermieristica sulla possibilità di inviare una infermiera esperta alla rsa Pizzetti per “sostenere” (moralmente oltre che professionalmente) il personale della cooperativa, sottoposto a turni massacranti, come del resto tutti i dipendenti del servizio sanitario in questo momento drammatico. —

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