Toscana
Romana, che regala pane buono a tutti: «Se c’è un pezzo di cibo va diviso anche per gli altri»
Coronavirus, al mercato coperto i sacchi della spesa sono lasciati fuori dalla porta. Chi ha bisogno può prenderli. Il forno Galletti dona pizze e schiacce
GROSSETO. «I miei genitori e i miei nonni mi hanno insegnato che se c’è un pezzo di pane va diviso per 2 o per 3, non te lo puoi tenere tutto per te».
Romana Sestini lavora al mercato coperto di Grosseto, ha il banco dei Prodotti campani. Vende mozzarella di bufala, pane di Napoli e Caserta, olive di Geta, formaggi. In questi giorni ha deciso di regalare il cibo a chi ha bisogno. Come lei anche i suoi colleghi dei banchi a fianco. Tutto è riposto in sacchetti della spesa verdi, le cibarie sono attaccate fuori dalla porta del mercato coperto, e chiunque vuole e ha bisogno può rifornirsi da solo senza un centesimo da tirar fuori, senza chiedere niente, senza che nessuno abbia a che pretendere nulla. Non girano soldi, non c’è bisogno di spiegazioni. Chi passa, prende il cibo regalato e basta, se lo porta a casa.
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Sono le 12 di mercoledì, al mercato coperto di Grosseto, e si lavora a regime, per quanto i clienti non siano quelli di un tempo. Poi c’è un tavolo al centro: ci sono una quindicina di sacchetti verdi della spesa, appoggiati e riempiti fino all’orlo. I negozianti vi hanno infilato il cibo che lasceranno poi fuori alla porta: cibo buono da regalare. L’idea balza in testa solo pochi giorni prima a Romana. «La domenica mattina - dice - mi era avanzato un sacco di pane del sabato e mi sono detta: provo a metterlo fuori. Ho messo una scritta per farlo vedere ai clienti e ci ho scritto: pane buono, gratis. Chi lo vuole lo può prendere. Dopo un’ora e mezza non c’era più niente. Lunedì mattina sono ritornata e ci siamo confrontati: che si fa? Coi miei colleghi ci siam detti: abbiamo una banana, un’arancia, un po’ di verdura? Mettiamo tutto insieme nei sacchetti e si appendono fuori. Anche qui in un’ora era sparito tutto, c’era la fila fuori: e poi gente che entrava e chiedeva, avete roba da darci? La gente ha fame, ha bisogno di mangiare, qua bisogna aiutarci, non dobbiamo lasciarci soli».
Sul tavolo a fianco c'è anche un maxiuovo: doveva essere assegnato con una lotteria. ra Romana lo regalerà ai medici dell'ospedale.
L’ora X nella quale avviene questo rito quotidiano è subito dopo pranzo. Alle 14 il mercato chiude, i commercianti finiscono di pulire e fanno i sacchi. «Queste sono le nostre borsine di oggi», indica Romana. E nel banco accanto c’è Patrizia Gismondi, vende frutta e verdura.
Il mercato si è scoperto una comunità generosa, che lavora e pensa con un cuore unico. «Un po' per volta ci mettiamo a fare questi sacchettini – dice Patrizia – Anche il panificio di Roccalbegna ogni giorno ci manda il suo pane da regalare, mettiamo le cose insieme. In ogni spesa cerchiamo di mettere un po’di tutto». Pane, pizza e schiaccia, frutta e verdura, mele, «stamani carciofi, una signora è venuta da fuori e mi ha portato patate buone, io ci ho messo la pasta, domani metteremo i pelati, mezzo litro di latte per uno».
La gente operaia - dice Romana Sestini - sa cosa vuole dire tutto questo: «a me viene da piangere in questa situazione, perché so cosa si passa e cosa si prova quando non si ha niente d amangiare e qualcuno ci aiuta, e quando di nuovo qualcun altro ha bisogno, allora bisogna rifarlo per gli altri. Se mangiamo da soli non è giusto, bisogna unirsi in maniera tale che mangino tutti. Se c’è un pezzo, va diviso tra tutti».
C’è tanta fame, a Grosseto. Romana lo vede ogni giorno. Ma c’è anche molta gente perbene, che ha voglia di aiutare gli altri. Ieri un cliente è entrato e le ha lasciato 10 euro.
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Anche il forno Galletti si distingue per gesti di generosità pura. Luca Galletti regala schiaccia, pane, pizza, ogni giorno. Ha aiutato Croce Rossa, Misericordia, Caritas e molti altri operatori in campo per l’emergenza, che hanno bisogno di rifocillarsi. Regala colazioni ricche. La porta del negozio è aperta: «Basta che si rivolgano a noi e noi lo facciamo per tutti, per quello che possiamo», dice. —
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