Sicurezza
Peep Pizzetti, il Comune vince al Consiglio di Stato
Oltre 70 proprietari (su circa 280) e La Prima Casa chiedevano di annullare il maxiconguaglio. Ma per i giudici l’amministrazione ha operato correttamente
GROSSETO. Il Comune di Grosseto mette a segno un’importante vittoria giudiziaria nella querelle del maxiconguaglio del Peep Pizzetti vedendosi riconoscere dal Consiglio di Stato la correttezza della propria procedura di esproprio dei terreni.
Di contro i proprietari di appartamenti – circa settanta persone in tutto – di otto lotti del Peep e la cooperativa La Prima casa, che li ha costruiti, si ritrovano con un amarissimo boccone da digerire. Non solo dovranno versare il conguaglio maggiorato rispetto a quello inizialmente pattuito che invece speravano di vedersi annullare – e sono migliaia di euro a famiglia – ma dovranno anche sobbarcarsi di 10mila euro di spese di giudizio da versare al Comune.
Così ha deciso il Consiglio di Stato, al quale gli appellanti si erano rivolti dopo che il loro ricorso al Tar contro il Comune era stato bocciato, nel 2017.
La vicenda è nota. Nel 2000 il Comune avvia il percorso per realizzate un nuovo quartiere Peep alle spalle di Villa Pizzetti. Il terreno appartiene alle sorelle Cavalli. Viene fissato in 8,6 milioni di euro il valore di esproprio dei terreni che i futuri acquirenti delle case si dividono in proporzione tra loro, con una clausola però: “salvo conguaglio”. Nel frattempo la legge sugli espropri cambia ed equipara i valori di esproprio a quelli di mercato. Le proprietarie del terreno propongono al Comune una transazione per ritoccare al rialzo gli espropri, e chiedono 12 milioni di euro in tutto. Il Comune, però, non accetta (è il 2007).
Le proprietarie allora fanno causa e ottengono che venga riconosciuto loro oltre il doppio: ben 16 milioni totali, spicciolo in più, spicciolo in meno. Sono ben 7 milioni di euro in più rispetto a quanto i proprietari si erano visti proporre. E quella clausola si ritorce contro i proprietari delle case, circa 280 persone, che più che un conguaglio si ritrovano un salasso da migliaia di euro l’uno. I proprietari contestano la validità della procedura da parte degli uffici comunali, denunciando ritardi che a loro dire sarebbero responsabili del pasticcio conguagli e fanno partire le cause al Tar della Toscana, alle quali partecipano anche le cooperative costruttrici.
Nel 2017 il Tar dà torto ai proprietari e il Comune, che nel frattempo ha visto cambiare l’amministrazione, fa partire le cartelle esattoriali. Ma la vicenda si trascina ancora, perché molti fanno appello al Consiglio di Stato (altri invece intentano una causa civile tuttora aperta).
E dunque lo scorso 13 febbraio si è tenuta l’udienza del Consiglio di Stato sull’appello presentato dai proprietari dei lotti 4, 5, 6, 8, 24,25, 26, 27. Per i giudici il ricorso dei proprietari e della cooperativa La Prima casa non è fondato.
Secondo i giudici il Comune non ha sbagliato a rifiutare la proposta transattiva delle Cavalli. Inoltre il Piano di espropri, osserva il Consiglio di Stato, ha efficacia ex lege per diciotto anni. Nel caso del Peep Pizzetti il piano è stato approvato nel 2000 e il decreto di esproprio è stato emesso nel 2008: «Non si pongono, dunque, i profili di tardività lamentati dalla cooperativa», dicono i giudici.
I giudici rilevano che l’incremento del costo per l’acquisizione dei terreni è dipeso dal cambiamento a livello legislativo del criterio di computo dell’indennità di esproprio, quindi non ci sono stati errori da parte del Comune. Né, dicono i giudici, «vi è stato, nella condotta del Comune, alcun ritardo oggettivo che, protraendo indebitamente la procedura, abbia determinato l’applicazione, altrimenti evitabile, di tali criteri deteriori». Insomma, una vittoria su tutti i fronti per l’amministrazione comunale e un’amara delusione per i tanti proprietari. La vicenda del conguaglio del Peep Pizzetti ha avuto un duro strascico politico. Sul tema si è giocata gran parte dell’ultima campagna elettorale, poi sfociata nell’elezione dell’attuale sindaco di centrodestra a Antonfrancesco Vivarelli Colonna. L’allora candidato raccolse una battaglia del M5s, che non aveva fin lì risparmiato critiche all’amministrazione di centrosinistra di Emilio Bonifazi, sotto la quale l’operazione Peep Pizzetti è stata avviata. Ma la promessa di Vivarelli Colonna di trovare una soluzione indolore per i proprietari si è dissipata di fronte ai giudici. Che oggi, con la sentenza del Consiglio di Stato, hanno definitivamente riconosciuto che l’operato dell’amministrazione Bonifazi è stato corretto.
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