Sicurezza
Gli asili privati chiedono aiuto al Comune
Gli asili nido e le scuole dell’infanzia del Comune di Grosseto hanno chiuso i battenti per l’emergenza coronavirus e, di conseguenza, il Comune ha sospeso il pagamento delle rette da parte delle famiglie. Lo stesso non possono fare le strutture private, se non rischiando di non poter riaprire più, a settembre, quando, si spera, le scuole potranno riprendere le loro attività.
In ballo ci sono un’ottantina di posti di lavoro e circa 850 bambini, suddivisi tra le strutture laiche e quelle religiose, accreditate e paritarie, per i quali il Comune, se le scuole non ci fossero, dovrebbe trovare una sistemazione.
Una possibile soluzione sarebbe quella di evitare alla famiglie il pagamento delle quote, che poi vengono rimborsate, e di dare i soldi del rimborso direttamente alle scuole. Una decina di scuole – Il Girasole, Lilliput e Mary Poppins, Gulliver, Albicoccole, Il pulcino ballerino, Il giardino dei sette nani, il Nido I sette nani, Piccoli passi e Piccoli grandi passi, Acchiappasogni e La Valle Incantata – ha deciso di rivolgersi al Comune per chiedere un sostegno concreto. A farsi portavoce sono le titolari del Girasole, Gigliola Adami e Franca Grassia che ricordano come le strutture private abbiano fatto ogni sforzo per essere in linea con la qualità dei servizi educativi richiesta anche dalla Regione Toscana. «Questo – spiega Gigliola Adami – ha portato la gran parte dei servizi a investire per migliorare i punti di criticità negli ambienti, negli spazi, negli arredi e nei materiali, nell’assetto organizzativo, nella programmazione dei servizi, nelle relazioni con le famiglie e con gli altri servizi del territorio. Con la chiusura determinata dall’emergenza Covid 19, dal 5 marzo scorso le scuole sono costrette a fare i conti con la necessità di sostenere i loro servizi senza soccombere ai costi di gestione (dipendenti, affitti, utenze, consulenti del lavoro, commercialisti. . .) e al mancato pagamento, da parte di tante famiglie, delle rette di marzo e al probabile mancato pagamento del mese di aprile. Il rinvio delle scadenze fiscali e la cassa integrazione per i dipendenti non sono misure sufficienti, serve qualcosa di più; le scuole spiegano di essere dalla parte delle famiglie, ma sottolineano anche la necessità di non lasciar affondare le strutture private di cui lo stesso Comune ha bisogno. —
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