Gioco
Ospiti positivi al Covid alla rsa Pizzetti, i familiari si rivolgono alla procura
Grosseto. La struttura è stata divisa in due parti. Il direttore del Coeso: «È una casa famiglia, non può diventare un ospedale».
GROSSETO. «In Rsa non si curano le persone, meno che mai di coronavirus, ma si devono avere le stesse cose che si devono avere in una normale abitazione: la Rsa è una casa collettiva, ma è una casa. In Rsa dobbiamo da sempre garantire l’assistenza alle persone non autosufficienti (altrimenti non sarebbero state ammesse in quella struttura)». Sono le parole di Fabrizio Boldrini, diretto del Coeso, a ribadire il ruolo della struttura nella quale qualche giorno fa sono stati scoperti dieci pazienti e due operatori positivi al Covid-19, dopo che una donna di 96 anni era stata ricoverata in Malattie infettive. Parole rivolte ad alcuni familiari degli ospiti della struttura che hanno inviato una diffida anche alla procura di Grosseto, oltre che al sindaco, al presidente della Regione e all’Asl.
I familiari degli ospiti, che da metà marzo non possono entrare a far visita ai loro anziani parenti, sono infatti preoccupati per il livello di assistenza nella rsa. «La zona adibita a Covid in pratica è la sala ricreativa dove venivano fatte le festicciole e dove si svolgeva l’attività del centro diurno e quindi assolutamente non idonea per ricoverare gli ospiti positivi al coronavirus (tutti sistemati insieme in un’unica stanza peraltro senza alcun presidio a tutela della privacy visto che sono uomini e donne) – scrivono – Nessun medico è stato fatto entrare nella struttura per visitare i pazienti risultati contagiati, i parametri vitali vengono trasmessi via Whatsapp e non ci sono sufficienti presidi che garantiscano la sicurezza non solo degli anziani, ma anche quella degli operatori».
È una lunga lettera quella inviata alla direzione della rsa, nella quale vengono sottolineate tutte le criticità rilevate nella struttura che ha cercato di organizzarsi al meglio per gestire questa fase di emergenza. «Nel caso che si è verificato di persone positive abbiamo dovuto garantire il massimo della separazione e quindi una parte di queste persone sono state trasferite in quello che era il centro diurno –conferma Boldrini – Uno stanzone dove è vero che non c’è privacy, ma è altrettanto vero che non stiamo organizzando così una Rsa così per i prossimi anni: stiamo gestendo una situazione di emergenza, in un momento drammaticamente difficile, improvviso e non previsto, ovviamente quando abbiamo concepito e costruito la Rsa. Ci stiamo organizzando progressivamente: la prima cosa è stata la separazione dei pazienti, la seconda l’organizzazione dell’assistenza che è stata duplicata; la terza cosa è stata immaginarsi un uso diverso del Pizzetti, almeno fino a quando questa emergenza straordinaria non sarà passata».
I parenti degli ospiti, sono preoccupati per la salute dei loro cari. Per questo chiedono il trasferimento dei loro cari in strutture più idonee. «Da ieri sui social ci sono messaggi in cui si dice che la rsa Pizzetti sta cercando urgentemente assistenti di base, operatori socio sanitari e infermieri per emergenza Covid 19 con contratto a tempo determinato nonché presidi (ovvero tute e maschere): è evidente che la struttura al momento è in difficoltà con tutte le conseguenze che ne possono derivare per gli ospiti e per i lavoratori dsi legge ancora nell’esposto – Con la presente si diffidano dunque l’azienda sanitaria locale, la cooperativa di gestione della struttura ed ogni altro ente preposto al suo controllo, a predisporre immediatamente ogni più idonea misura per la tutela di tutti i pazienti presenti in struttura sia Covid che non Covid, mediante l’impiego di ulteriori risorse anche umane (compreso l’accesso di personale medico in maniera quotidiana) oltre che di beni strumentali oppure anche mediante il loro trasferimento in strutture maggiormente idonee per la gestione di pazienti Covid, facendo presente che in difetto tuteleremo i nostri familiari in ogni più opportuna sede».
La cooperativa, con il supporto del Coeso, sta facendo tutto il possibile per rispondere all’emergenza nel modo migliore. «Ci sono tante difficoltà, certo - dice Boldrini - I lavoratori sono stanchi, hanno dovuto raddoppiare i turni lavorando spesso 12 ore. Gli operatori sono stanchi, è vero, così come lo sono gli infermieri in ospedale, i medici, come tutto il sistema sanitario. È un momento difficile in cui cerchiamo di garantire il meglio nei limiti delle risorse che abbiamo e soprattutto applicando le regole che ogni giorno la Regione ci comunica. Le garantiamo. I medici in rsa non vanno: ci va il 118, attivato, dai medici sulla base della loro valutazione. Ricordiamoci sempre che la Rsa non è un ospedale, perché non può esserlo».
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