Il Tirreno

Grosseto

Gli albergatori sperano di aprire a giugno

Andrea Capitani/

Turismo al collasso: all’Argentario Il Pellicano, La Caletta e gli altri rischiano di saltare la stagione. E già contano i danni

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Si andrà ben oltre il 3 aprile, almeno per quanto riguarda la stagione turistica. Difficile se non impossibile, per le strutture ricettive dell’Argentario così come di tutte le altre località che vivono grazie a questo indotto, pensare che l’emergenza sanitaria finisca per il periodo pasquale.

Salterà certamente l’apertura degli hotel anche ad aprile, con gli addetti ai lavori che sperano di poter aprire i battenti, almeno ai villeggianti italiani, per la fine di maggio – inizio di giugno. Solo così, almeno in parte, la stagione potrà essere considerata decente. Più si allungheranno i tempi, infatti, più sarà difficile poter recuperare.

E la perdita economica sarà ingente sia per i proprietari degli alberghi che per le migliaia di lavoratori stagionali costretti a stare a casa. Le misure del Governo potrebbero non bastare a coprire tutte le spese se il decreto dovesse allungarsi anche durante l’estate. Si naviga quindi a vista, attendendo che la curva del contagio si abbassi a tal punto da permettere una normale ripresa della vita quotidiana. Nonostante questo, quando la situazione tornerà sotto controllo bisognerà fare i conti con la disponibilità economica degli italiani e le ferie ridotte all’osso, oltre alle frontiere chiuse per evitare ulteriori contagi derivanti dall’esterno.

Tra le strutture in attesa c’è anche quella del Pellicano, che ogni anno accoglie clienti più o meno noti del mondo del jet set internazionale. «Stiamo costantemente monitorando l’evolversi della situazione – dice Marie-Louise Sciò, Ceo & Creative Director Pellicano Hotels – e abbiamo deciso di posticipare l’apertura attorno a fine maggio. La priorità è salvaguardare la salute dei nostri ospiti e dei nostri dipendenti. La situazione è in divenire, ma questo è il nostro piano, ad oggi». Le prenotazioni però, se per quanto riguarda la primavera sono a zero, per l’estate resistono. «Al momento non abbiamo avuto cancellazioni per giugno – prosegue – ma siamo positivi. Le persone sicuramente torneranno a viaggiare, con ancora più voglia di prima. Insomma, uniti, dobbiamo e possiamo farcela».

Nella stessa situazione anche le altre strutture ricettive, costrette a rimandare l’apertura a data da destinarsi e a fare la conta dei danni. «Nel settore turistico siamo al collasso totale – spiega Alessandro Bracci dell’hotel La Caletta – E il discorso è complessivo per tutte le attività come negozi, ristoranti e chi vive grazie alle presenze. Dipende tutto da quando terminerà l’epidemia e da quando si potrà riprendere e andare in giro. Non basterà ridurre i casi: il turismo ripartirà quando sarà debellato il virus oppure se uscirà una cura. La Pasqua è sicuramente compromessa: se entro giugno si riparte è una cosa, se si va oltre salta la stagione. Il problema è per le strutture ma anche per tutti i dipendenti stagionali. Noi come aiuti abbiamo la posticipazione dei tassi e contributi dei dipendenti, l’Iva, lo spostamento di alcuni mesi di questi pagamenti, la moratoria di 6 mesi sui mutui e la possibilità di mettere i dipendenti in cassa integrazione o comunque la misura dei 600 euro dallo Stato. Ma questo non basta, come paghiamo tutto? Se ci salta la stagione devono saltare anche tutte le spese e le tasse, non ci possono dire di pagarle successivamente. In ogni caso, se si partirà a giugno scordiamoci gli stranieri, mentre gli italiani si muoveranno solo se avranno i soldi e le ferie da fare, visto in molti le hanno dovute consumare per poi essere messi in cassa integrazione». —

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