Il Tirreno

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il caso

A Monterotondo il focolaio è circoscritto: volontari all’opera

Alfredo Faetti
Il borgo di Monterotondo Marittimo deserto
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Il borgo di Monterotondo Marittimo deserto

Viaggio nel piccolo paese in cui la preoccupazione tra i cittadini è tangibile: «Vogliamo sapere come il contagio è arrivato fin qua». 

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MONTEROTONDO. Le poche persone in giro sono uscite di casa per raggiungere la bottega alimentare nella piazza che sta nel cuore del borgo. I titolari hanno tolto il vetro della porta d’ingresso e servono i clienti senza farli entrare nel fondo, come fosse uno sportello.

Tutti indossano mascherine e guanti. «C’è molta preoccupazione», dice la donna dietro al banco della farmacia. «C’è chi ha attacchi d’ansia costretta in casa – spiega – Ma tutti rispettano le regole vista la situazione».

Monterotondo Marittimo è forse il caso più delicato al momento in tutta la Maremma: l’unico in cui è stata accertata la presenza di un focolaio.

Subito dopo Grosseto e Follonica, che sono i due centri più popolosi della provincia, è il Comune con i numeri più alti: 13 casi positivi accertati, due indefiniti (in attesa di conferma) e 46 persone in isolamento. Numeri che hanno un forte peso, in una comunità di poco più di mille abitanti.

Il cielo tornato invernale rende l’aria ancor più tetra nei vicoli già deserti dalle restrizioni. Ma lo spettro del coronavirus sembra già ridimensionato.

«L’indagine epidemiologica fa pensare che la diffusione del virus sia circoscritta – dice il sindaco Giacomo Termine – Siamo riusciti a risalire non solo chi ha avuto contatti con i casi positivi ma anche chi nel passato recente può aver accusato dei sintomi. La preoccupazione resta molta, ma ci sentiamo di lanciare un messaggio positivo perché il contagio è stato circoscritto a una serie di ambiti che siamo riusciti a identificare».
 

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Tant’è che non si sono registrati nuovi contagi nelle ultime 48 ore. L’impennata nei contagi a Monterotondo è arrivata mercoledì, quando i casi positivi sono saliti da due a tredici nel giro di 24 ore. Tanto da portare l’Asl a parlare di due focolai, anche se, stando all’indagine epidemiologica, sembra possa trattarsi di uno solo.

La preoccupazione è tanta in un paese dove tutti conoscono tutti, compresi positivi e persone costrette all’isolamento. «Certo che sappiamo chi sono – dice Cesare, un uomo che incontriamo fuori dalla bottega alimentari – Ma quel che vogliamo capire è come il contagio sia arrivato».

Ma risalire all’origine del focolaio sarà difficile, se non impossibile.

«Non hai elementi probatori e cerchi di andare alla ceca – spiega Termine – perché ci sono anche gli asintomatici, che rendono difficile l’indagine epidemiologica. Ma noi ci siamo concentrati sul futuro, sul percorso da seguire per contenere il contagio. Oggi – prosegue il sindaco – non è importante cercare l’untore ma rispettare le prescrizioni».
 

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Prescrizioni che in paese sono state messe subito in pratica, ad esempio mettendo del personale di controllo, preso in prestito dall’Unione dei Comuni delle Colline Metallifere, di fronte ai punti di vendita di genere alimentari, così da evitare aggregazioni. Alla bottega alimentare i titolari ci spiegano che i rifornimenti non mancano e che le persone sono molto attente a rispettare le regole. Ma la macchina organizzativa, sebbene non sia ingolfata, ha bisogno di un sostegno in un momento così delicato, come quello dei volontari della Croce Rossa impegnata nella consegna a domicilio di una spesa. Il Comune ha richiesto pubblicamente l’aiuto di chiunque voglia dare una mano, per come può, e la risposta non è mancata.

«Si sono fatti avanti molti giovani – dice Termine – tengo a sottolinearlo perché è un segnale positivo».

E segnali positivi, oggi come oggi, sono uno dei migliori antidoti a disposizione della comunità.
 

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