Gioco
Aziende, deroga per non chiudere In quasi duecento si fanno avanti
Il numero delle tipologie di aziende che possono continuare l’attività è passato da 97 a 85
GROSSETO
Sono oltre 200 le aziende della provincia di Grosseto che si sono rivolte alla prefettura per continuare l’attività lavorativa, in deroga al decreto della presidenza del Consiglio del 22 marzo.
Questa è la cifra stimata a mercoledì sera dall’ufficio di piazza Rosselli, ma il numero è destinato a salire, anche in virtù del nuovo elenco delle attività produttive indispensabili, rivisto due giorni fa dal Governo insieme a Cgil, Cisl e Uil, che riduce da 97 a 85 le tipologie di aziende autorizzate a proseguire il lavoro. Tra quelle che invece devono osservare lo stop alla produzione per arginare la diffusione del coronavirus, ce ne sono molte che non lavorano solo per la filiera di riferimento, ma hanno linee produttive che interagiscono con aziende in attività.
Altre ancora hanno specifiche esigenze legate agli impianti produttivi, che richiedono manutenzione. Insomma una giungla in cui deve districarsi la prefettura, al tavolo (virtuale) con Cgil, Cisl, Uil e Camera di commercio, per valutare caso per caso e concedere o meno l’autorizzazione in deroga. «È un lavoro certosino che richiede molto tempo – spiega la prefettura – mentre le pec aumentano di giorno in giorno. A questo proposito precisiamo che le aziende non devono rivolgersi ai nostri uffici per informazioni o chiarimenti, ma solo per due tipologie di comunicazioni. Una è la richiesta di autorizzazione in deroga, in assenza della quale il lavoro non può riprendere e che riguarda casi molto circoscritti; l’altra è una comunicazione preventiva con la quale l’azienda informa che non ha fermato la propria attività. Su questa comunicazione viene avviata un’istruttoria, al termine della quale il prefetto concede o meno l’autorizzazione a proseguire il lavoro. Entrambi i casi sono circostanziati all’articolo 1 comma 1 del decreto». In provincia di Grosseto, sono 36. 350 le imprese iscritte alla Camera di commercio al 31 dicembre 2019, delle quali circa 21 mila rientrano nell’elenco degli ormai famosi codici Ateco allegato al decreto e che, pertanto, continuano a lavorare. Le altre 16mila sono ferme e «molte di loro – spiega il presidente della Camera di commercio Maremma e Tirreno, Riccardo Breda – hanno chiesto o chiederanno la deroga. Il nostro impegno è a dare loro risposte nel minor tempo possibile, ma è la tenuta dell’intero tessuto produttivo che ci preoccupa per il futuro». Preoccupazione condivisa anche dalle organizzazioni sindacali. «Se non arriveranno risposte rapide e incisive, in aggiunta a quelle che il Governo sta mettendo in campo – commenta Fabrizio Milani, segretario provinciale della Cisl – rischiamo il tracollo di una situazione già fortemente segnata, in Maremma, dalla crisi degli anni precedenti. Avevamo fin qui lavorato per il rilancio dell’economia locale a partire dalle infrastrutture e ora lo stop imposto dal coronavirus sta vanificando tutti i nostri sforzi». —
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