Proteste
Tabaccai in ginocchio: per loro niente aiuti
Grosseto: rientrano tra i servizi essenziali ma i clienti si vedono con il lumicino. Vendite crollate e i rischi di essere esposti al virus
GROSSETO. Il loro è un servizio essenziale, inserito dal governo nell’elenco delle attività che possono rimanere aperte durante l’emergenza sanitaria per il coronavirus. Dunque, non avranno accesso a quegli aiuti finanziari previsti per le attività chiuse per decreto. Ma di gente in giro ce n’è poca, gli incassi sono crollati e le spese sono sempre le stesse.
I tabaccai lanciano un grido d’allarme. Come già i benzinai in questi giorni, anche chi sta dietro al bancone di una tabaccheria attraversa un momento drammatico. Tanto più che i vincoli, per queste attività, sono superiori rispetto a quelli di ogni altro comune negozio.
«Noi siamo monopolio di Stato e quindi bisogna stare a determinate regole in più, siamo più vincolati», spiega dal suo tabacchi al Villaggio Curiel di Grosseto Gabriele Mancini, presidente provinciale della Fit, la Federazione italiana tabaccai.
E anche il loro ruolo offre ai cittadini tanti servizi in più rispetto a quello che la parola “tabacchi” riesce a esprimere. «Pagamento bollettini, servizi bancari, insomma: servizi a 360 gradi», spiega il presidente. Oltre a questo, la vendita di tabacco, francobolli, buste; alcuni, come lo stesso Mancini, hanno anche rivendita di giornali. Per di più i tabacchi hanno l’importantissima caratteristica di essere capillari sul territorio. In molte piccole realtà periferiche dove non ci sono banche o bancomat, ad esempio, in tabaccheria si può prelevare denaro contante con il bancomat, come un Atm.
Eppure il crollo delle vendite si fa sentire. «Il lavoro è calato, quasi scomparso – continua Mancini –. Io sono in contatto con tutti i colleghi associati e ogni giorno ci sentiamo. Sono in grosse difficoltà. E non sono parole di circostanza: si tratta di una difficoltà reale. Giustamente le persone stanno in casa, non vanno in giro. Ma, soprattutto per gli anziani soli, venire, scambiare due chiacchiere, vedere qualcuno, è una cosa importante. Ovviamente nel rispetto delle norme di sicurezza: io faccio entrare uno per volta». La preoccupazione è anche per quello che succederà a emergenza finita. «C’è incertezza e paura per quando ripartiremo. Perché ora la situazione è sospesa, ma le spese corrono».
E in una situazione doppiamente sospesa si trova il tabaccaio all’interno della stazione ferroviaria, Andrea Gigli. «Che dire? I treni li hanno quasi tutti cancellati, il bar qui accanto è chiuso da tre settimane, in giro non si vede nessuno, e le vendite… Be’, non esagero: con le sigarette faccio il 25 per cento di quel che vendevo prima. Sto aperto ma giusto per dare un servizio, per senso civico. E intanto l’affitto lo devo pagare lo stesso, ed è caro. E le tasse pure: le hanno rimandate, mica cancellate», dice.
La sua è una doppia amarezza. Gigli, infatti, da anni culla la speranza di poter prendere in gestione i locali dell’ex edicola per riaprire un punto di vendita di giornali. A settembre Ferservizi ha emanato una manifestazione di interesse. «Ma non se n’è più saputo niente – dice Gigli – e mi dispiace: con i giornali non ti arricchisci ma dai un servizio. E in questa situazione sarebbe stato positivo anche per me».
Tante difficoltà, nessuno aiuto e, purtroppo, dei rischi. Si stanno infatti registrando molti casi di contagiati tra i tabaccai e purtroppo ci sono anche i primi decessi. Proprio ieri la Fit nazionale ha istituito un fondo di solidarietà, insieme alla Cooperativa Ecomap, a favore sia dei tabaccai contagiati, sia delle famiglie dei deceduti a causa del virus. —
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