Il Tirreno

Grosseto

dopo la videoconferenza con il prefetto  

Si spacca il fronte dei sindaci «Fuga in avanti di otto di noi»

Si spacca il fronte dei sindaci «Fuga in avanti di otto di noi»

Grisanti, Cinelli e Travison contestano le modalità della nota di martedì e il mancato coinvolgimento

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grosseto.

Sulla questione Poste si spacca il fronte dei sindaci. La stragrande maggioranza dei primi cittadini della provincia di Grosseto ha partecipato il 24 marzo a una videoconferenza con il prefetto di Grosseto Fabio Marsilio, nel corso della quale i sindaci hanno fatto presente alla rappresentanza del governo sul territorio i timori relativi alle aperture contingentate degli uffici postali; il prefetto ha anche avanzato una richiesta – l’invio di agenti della polizia municipale per regolare l’afflusso alle sedi delle Poste nelle giornate del pagamento delle pensioni, cioè da oggi al 1° aprile ma l’auspicio del prefetto non ha trovato terreno fertile. Conclusa la videoconferenza con il prefetto, i sindaci si sono lasciati con un patto stipulato tra pari grado che, secondo alcuni – almeno tre primi cittadini – non sarebbe stato onorato.

l’accordo

«Abbiamo terminato la videoconferenza in cui tutti eravamo d’accordo con il prefetto affinché si attivasse con Poste Italiane – scrivono i sindaci di Campagnatico Luca Grisanti, di Magliano in Toscana Diego Cinelli e di Scarlino Francesca Travison, esponenti della Lega – e poche ore dopo ci ritroviamo un comunicato di otto sindaci che rompono il fronte comune dei primi cittadini creando una vera e propria fuga in avanti contro Poste ».

«chi lo ha deciso? »

«Ci domandiamo chi e perché abbia deciso di prendere una decisione diversa oltretutto annunciando un’ordinanza, la cui efficacia è tutta da provare, per riaprire gli uffici postali – continuano Grisanti, Cinelli e Travison – Si tratta di una posizione espressa in un comunicato, che ci sembra anche uno sgarbo istituzionale verso il Prefetto e verso i venti colleghi che avevano deciso di fare fronte comune».

il punto

E c’è un aspetto in particolare che i tre sindaci della Lega, contenuto in un comunicato diramato il 24 marzo, dopo l’incontro con il prefetto e a firma «di otto sindaci di centrosinistra». «Non va bene il mancato coinvolgimento degli altri venti sindaci – sostengono Grisanti, Cinelli e Travison– ma peggio è che siamo quasi passati come incuranti degli interessi dei nostri cittadini quando invece ci siamo attivati, al pari degli altri, seguendo la via istituzionale concordata con il prefetto. Oltre al danno poi la beffa. Non va bene che ci chiedano attraverso la stampa di aderire a quello che hanno deciso autonomamente. E non va n bene che tra i firmatari abbiano inserito due sindaci che non avevano partecipato alla videoconferenza. Verrebbe da domandarsi se questa cosa non abbia avuto una ragione politica e propagandistica».

la petizione argentarina

I tre sindaci, nel frattempo, hanno deciso di dare sostegno all’azione concordata dal prefetto firmando una petizione presentata dal sindaco di Monte Argentario Franco Borghini. «Ci sembra una soluzione in linea con quanto emerso dalla videoconferenza – anche perché pensiamo che una petizione da presentare a Poste Italiane a sostegno dell’azione del prefetto possa aiutare, nel dialogo con la società».

qui ulmi

Sulla vicenda interviene anche il segretario provinciale della Lega Andrea Ulmi. «Certe prese di posizione di pochi – sostiene Ulmi– sembrano dettate più da una volontà di guadagnare consenso politico-elettorale, che non da quella di agire nell’interesse dei cittadini. L’aver escluso deliberatamente i sindaci del centrodestra sembra esserne una conferma. Sostengo l’azione dei sindaci della Lega e sarebbe bene non doversi scontrare politicamente su temi che, invece, necessiterebbero di un’azione comune, ma se si vuole questo anche noi saremo pronti all’azione e a far valere le nostre posizioni». —

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