Il Tirreno

Grosseto

Non bisogna far morire i piccoli ospedali di provincia

Fiora bonelli

I ringraziamenti per l’assistenza ricevuta a Castel del Piano «Professionalità e carica umana che fanno la differenza»  

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LA LETTERA

I piccoli ospedali non devono morire. Vanno rafforzati, anzi, e valorizzati, perché per zone periferiche e lontane dai nosocomi di prestigio, costituiscono gli snodi, a volte, verso lo scarto fatale fra la morte e la vita. L’ospedale di Castel del Piano, è uno di questi piccoli ospedali, che, come tanti altri, ha nella sua storia, momenti di massimo splendore e poi di “razionalizzazione”. Poco è rimasto oggi, ma quel poco è ancora un fiore all’occhiello di tutta l’Amiata grossetana, al quale si rivolgono sette Comuni. Operatori storici attaccatissimi alla gente e al lavoro e anche le new entry fanno presto a sentirsi parte della “famiglia”. Di questa professionalità ho avuto recentissima esperienza positiva e così devo assolutamente ringraziare una squadra di persone che mi hanno tirato fuori da un situazione di salute pesantuccia nei giorni scorsi. Un ringraziamento che se le condizioni drammatiche dovute al coronavirus non ci fossero state, avrei fatto materialmente a uno per uno di loro, in carne e ossa, ma devo usare invece altri canali.

Ringrazio, dunque, il direttore dell’ospedale dottor Corradini, il personale del 118, quello del triage, quello del Pronto soccorso e tutto il personale medico, infermieristico e degli operatori vari, compresi quelli che fanno le pulizie e somministrano i pasti del reparto di medicina. Accanto ad una indiscutibile professionalità c’è stata, in tutti, una carica umana che fa la differenza. Perché io, inguaribile romantica, credo che si possa essere professionali quanto si vuole, ma se manca la passione e la carica umana, quella professionalità resta sapere asettico e arido. Ho trovato persone splendide (che non conosco e di cui non so i nomi) dietro le mascherine, sotto guanti e indumenti da astronauti, pronte a percepire bisogni immediati e a rispettare il silenzio. E non è poco avere l’intuizione giusta, al momento giusto. Molti di loro non li conoscevo, ma in pochi giorni si è creato un feeling e una complicità di quelle che resistono agli urti e allo sconforto. Vorrei che a tutti quanti arrivassero i miei ringraziamenti più sinceri. E toccata con mano questa realtà, a questo punto resta da fare una considerazione: il nostro Pronto soccorso e l’ospedale (oggi tutto è sanificato e in sicurezza dopo che alcuni operatori sono risultati positivi al coronavirus), sottoposti a tagli continui della sanità, vanno assolutamente difesi dalla popolazione. Dobbiamo riprenderci quello che era nostro. Dobbiamo pretendere che venga riaperta la medicina (14 letti inutilizzati) che fra l’altro in questo momento servirebbe tantissimo. Bisogna impedire di perdere un presidio che possediamo da 100 anni e che per tutta l’Amiata è un salvavita. Questa vuol essere insomma una chiamata alle armi sia per le istituzioni che per tutti i 20mila abitanti della montagna amiatina. —

Fiora bonelli

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