Sicurezza
Il pesce dall’estero non arriva quasi più E così Coopam resiste e nella bufera
I fornitori internazionali sono in standby per l’allarme virus e il mercato premia gli autoctoni riscoprendone la qualità
capalbio
Gli acquacoltori di Ansedonia hanno accusato il colpo inferto ai consumi dalla pandemia di Covid-19, ma hanno una strategia e stanno tenendo botta. «Il settore Horeca (hotel, ristoranti e caffè) – spiega Marco Gilmozzi, vicepresidente di Coopam cooperativa pescatori e acquacoltori maremmani – vale circa il 50% del nostro fatturato e con la quarantena gli ordini sono cessati da un giorno all’altro, come quelli delle pescherie. In questo momento stiamo tenendo grazie alla grande distribuzione organizzata, che in prima battuta ha drasticamente ridotto le commesse perché i consumatori spaventati hanno puntato sull’acquisto di prodotti a lunga conservazione. Ma poi pian piano hanno ripreso a acquistare il fresco, e quindi a consumare anche i nostri pesci».
Per capire cosa sta succedendo, bisogna anche contestualizzare. L’Italia è un Paese nel quale si consuma moltissimo pesce, per tradizione culinaria e cultura alimentare. Siamo ai primissimi posti al mondo con 28,8 kg di consumi pro-capite all’anno. Ma, in pochi lo sanno, l’80% dei nostri consumi è garantito da pesce d’importazione (6 kg italiano, 22, 8 kg dall’estero). Proveniente da Grecia, Turchia, Spagna, Nord Europa, Sudest asiatico, Africa occidentale. Non solo: già oggi il 50% del pesce consumato nel mondo arriva da impianti di acquacoltura. E nel 2050 si arriverà al 90% del totale.
«Con l’emergenza Covid-19 – aggiunge Gilmozzi – la logistica internazionale è bloccata e non arriva più pesce dai fornitori internazionali. Questo, almeno ora, ci sta favorendo perché il nostro prodotto è qualitativamente fra i migliori in assoluto in Europa. E per noi è abbastanza agevole organizzare le consegne in ogni parte d’Italia. Il problema è che gli ordini cambiano praticamente in tempo reale, da un momento all’altro, influenzati dalla schizofrenia della domanda. Per cui oggi ricevo un ordine, stasera mi cambiano le quantità e domani mattina c’è un’altra modifica. Ed è chiaro che per una struttura che lavora con un prodotto fresco come la nostra, questo crea delle difficoltà. Che comunque finora siamo riusciti a gestire».
Ma c’è ancora dell’altro che bolle in pentola. Coopam alleva e immette sul mercato spigole, orate e in quantità più piccole ombrine “bocca d’oro”, integre oppure sfilettate e confezionate. Perché un pesce si sviluppi secondo i propri cicli biologici e raggiunga la taglia commerciale, servono due anni di vasca. Per cui i cicli produttivi vengono programmati con precisione certosina. I tre impianti Ittici – Cosa, Il Vigneto e Ittima (tutta ad Ansedonia) – che conferiscono il pescato allo stabilimento di Coopam, in località La torba a Capalbio, devono infatti gestire 160 vasche d’allevamento, per una produzione annua di 1.800 tonnellate di pesce all’anno.
Il momento peggiore per i produttori orbetellani non è questo, ma sarà quello in cui riprenderanno i commerci internazionali. Perché il mercato sarà inondato di pesce accumulato e congelato, quindi venduto a bassissimo prezzo. «Con l’obiettivo di prevenire i problemi – spiega Gilmozzi, che è anche presidente della Feap (Federazione europea degli acquacoltori) – abbiamo proposto sia al ministero dell’agricoltura che alla Commissione europea due misure. Una più tradizionale, con il ricorso a strumenti finanziari che garantiscano liquidità alle aziende per gestire la crisi. L’altra, più innovativa, prevede un sistema europeo di stoccaggio e gestione unitaria del pescato invenduto, ma soprattutto in questa fase e nella successiva l’acquisto a prezzi calmierati del surplus di pesce per destinarlo alle mense di aziende pubbliche, ospedali, esercito e quando riapriranno le scuole». Così non ci sarà bisogno di cassa integrazione, nessuno sarà licenziato e non andranno perse migliaia di tonnellate di pesci oggi in vasca. L’uovo di Colombo. —
Massimiliano frascino
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
