Il Tirreno

Grosseto

al misericordia 

Cappellani in servizio ma senza contatti

P.S.

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È cambiato molto nella forma, non certo nella sostanza, il servizio dei due cappellani all’ospedale Misericordia di Grosseto, fra Lamberto e padre Amedeo. Perché l’emergenza coronavirus che ha ridisegnato gli accessi e le cautele - oltre che le disposizioni logistiche dei reparti dell’ospedale - ha imposto nuove regole per tutti, anche per chi come loro ha il compito di portare una parola di conforto agli ammalati.

«Sì, è così - conferma fra Lamberto - Ci sono dei reparti in cui nemmeno noi adesso possiamo recarci, perché sono per così dire off limits a causa di questa situazione. Ma in tutti gli altri possiamo entrare. E lo facciamo».

Non è più possibile, però, comportarsi come prima. Non è possibile entrare, avvicinarsi, scambiare due parole da vicino: «Non ci possono più essere i contatti che c’erano prima, le nuove disposizioni riguardano anche noi - aggiunge il sacerdote - In genere noi cappellani non possiamo fare altro che affacciarci alle camere e salutare da una certa distanza, facendo il segno della croce. Sì, due parole riusciamo a scambiarle, certamente. Cerchiamo di informarci sulle condizioni di salute, facciamo gli auguri di pronta guarigione». Tutto a distanza. «No, richieste particolari non ne abbiamo avute da parte dei pazienti: del resto i parenti possono entrare in ospedale».

«Ci è stato richiesto di portare la comunione, di impartire l’estrema unzione. È un servizio che abbiamo svolto. Come anche la benedizione delle salme in obitorio: in questi giorni è capitato più volte purtroppo». — P.S.

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