Sicurezza
Viaggi in taxi, zero informazioni C’è chi si è sospeso dal servizio
A Grosseto 16 autisti hanno la licenza ma il lavoro non c’è «Siamo confinati in 3 mq e la distanza non è rispettabile E se ci fermano per i controlli?»
GROSSETO
È ridotta a zero la clientela dei taxi. In 16 hanno la licenza a Grosseto e per tutti loro, come per ogni altra attività in questo periodo, la crisi nera si sente. Ogni giorno gli autisti sono fermi alla stazione di Grosseto dov’è il terminal dei taxi, e aspettano un lavoro che non arriva.
Qualcuno ha deciso di sospendersi dal servizio e ha scritto una Pec al Comune per comunicare la provvisoria cessazione del lavoro, dato che «è perfettamente inutile, almeno per me, stare qua in piazza davanti alla stazione: a fare cosa? A questo punto me ne sto in famiglia, tanto il servizio è comunque garantito». Chi ha bisogno di un taxi trova tutto su internet, ci sono i numeri e può telefonare. Il taxi arriva. Ma la “chiamata” non capita praticamente mai.
Dice un tassista. «Personalmente io lavoro molto con una clientela straniera, specie d’estate. Vado a prenderlo a Fiumicino, gli faccio fare tour enogastronomici, li porto sulla costa, al mare, al promontorio. Li accompagno negli hotel». Difficile preventivare cosa ne sarà di questo tipo di turismo nei prossimi mesi. Le scorse settimane ai tassisti grossetani sono arrivate disdette dei tour da parte di famiglie dell’est, alcune di Singapore che avevano prenotato visite in Maremma e dovevano raggiungere alcune mete in taxi.
Qualche altro aspirante turista americano, invece che disdire del tutto il viaggio, ha solo posticipato il tour a ottobre. Qualche tassista è in filo diretto per telefono con le agenzie di viaggio e i tour operator, a caccia di informazioni per capire come e quando il turismo riprenderà. Ma ovviamente è impossibile fare analisi. «Da quello che ho potuto intuire – dice – anche quando l’emergenza sanitaria sarà finita e ci leccheremo le ferite ci vorrà del tempo prima di riacquisire fiducia sugli spostamenti. Quando e come riprenderemo a viaggiare?».
Oltre alle difficili previsioni future, il lavoro dei tassisti presenta i suoi rischi quotidiani. Le informazioni su come comportarsi sono nulle e affidate all’autogestione. Dice un altro tassista (che non vuole riportare il nome): «Nel nostro lavoro non sappiamo come regolarci. Siamo confinati in 3 metri quadrati e la distanza di sicurezza non è rispettabile». Se entra un passeggero, «la prima cosa che guardiamo è se ha o no la mascherina. Se non ce l’ha, io personalmente non lo faccio entrare in taxi». Problema di sicurezza essenziale e sacrosanto. Ma chi lo dice? Chi lo stabilisce?
Altro problema i controlli. Occorre spostarsi solo per comprovate esigenze di salute, lavoro, necessità. In effetti il tassista lavora. «Ma chi viene trasportato, come si fa a saperlo? Io non posso chiedere al mio cliente il motivo del viaggio a bordo del mio taxi, ma se arriva un controllo? Ho buone ragioni di ritenere che se vengo fermato con un cliente a bordo, sia solo lui a doverne rispondere, ma siamo in un campo confuso dove non abbiamo informazioni e certezze». —
El. Gi.
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