Italia
Otto sindaci contro la società E in disaccordo anche col prefetto
La parziale rimodulazione degli orari degli sportelli non basterebbe per evitare che il servizio vada in tilt
Enrico Giovannelli / grosseto
I sindaci della provincia di Grosseto dichiarano guerra a Poste Italiane. Ieri mattina – in video conferenza – i primi cittadini hanno fatto il punto della situazione con il prefetto Fabio Marsilio: sullo sfondo le tante limitazioni causate dall’emergenza coronavirus. Motivo del contendere, le chiusure di molti uffici postali periferici e la riduzione della aperture dei principali a soli tre giorni a settimana, che – sommate al pagamento scaglionato delle pensioni da domani mattina – rischiano di mandare in tilt il sistema. Poste Italiane ha comunque garantito per gli uffici principali e per alcune uffici delle frazioni che erano stati chiuso, l’apertura nei giorni dedicati ai pagamenti delle pensioni, da domani e fino al 1° aprile. Ma per primi cittadini non sarebbe la soluzione.
le richieste dei primi cittadini
Ecco le loro richieste in una nota congiunta: «Si è levata forte la voce di protesta da parte dei sindaci nei confronti della decisione di Poste Italiane comunicata stamani (ieri mattina, ndc), di provvedere alla riapertura parziale soltanto di alcuni uffici. Stiamo predisponendo con i colleghi, con il coraggio che ci accomuna, un’ordinanza a Poste di aprire gli uffici, almeno per il pagamento delle pensioni». Si tratta di una presa di posizione in un momento davvero difficile e che sta mettendo a dura prova la resistenza delle persone.
la richiesta del prefetto
Il prefetto Marsilio intanto ha chiesto in sostanza ai sindaci di garantire la presenza dei propri agenti municipali negli uffici postali per agevolare la riscossione delle pensioni. I sindaci hanno fatto muro: da Castiglione della Pescaia, per esempio, Giancarlo Farnetani ha rilanciato, spiegando che è impensabile che siano i Comuni con propri addetti a fornire un servizio del genere, considerate le tante difficoltà da affrontare giornalmente e il personale esiguo. «È Poste Italiane – dice Farnetani – che deve garantire l’apertura degli uffici, anche nelle frazioni. La nostra sarà una battaglia dura e faremo tutto quanto in nostro potere per far riaprire gli uffici postali. Anche la richiesta del prefetto c’è parsa irrealizzabile e irricevibile, fuori dal contesto dei nostri territori già alle prese con poco personale, impegnato oltre ogni limite».
«Come sindaci ma anche come cittadini – rincara il sindaco di Roccastrada Francesco Limatola – riteniamo ingiustificabili gli atteggiamenti di Poste Italiane che non risponde nemmeno alle nostre richieste di trovare soluzioni condivise. Ci eravamo già mossi singolarmente nel promuovere azioni contro Poste Italiane, ora sembra giunto il momento di farlo tutti insieme».
chi ha firmato
Firmatari del comunicato congiunto sono: Francesco Limatola di Roccastrada, Federico Balocchi di Santa Fiora, Marcello Giuntini di Massa Marittima, Andrea Biondi di Gavorrano, Alessandra Biondi di Civitella Paganico, Romina Sani di Cinigiano, Giancarlo Farnetani di Castiglione della Pescaia e Giacomo Termine di Monterotondo Marittimo. «Abbiamo deciso di far riaprire gli uffici postali chiusi con un’ordinanza sindacale, per permettere ai cittadini di poter ritirare la propria pensione in questo momento di emergenza. Il gruppo dirigente di Poste Italiane – scrivono in una nota – non vuole ragionare né modificare le scelte organizzative. Solo reazioni burocratiche lontane dalle esigenze vere della società. Invece di aprire e rendere sicuri i loro sportelli in tutti i nostri paesi, invece di essere vicini alla popolazione che li finanzia con le tasse e pagando le spese, anticipano e dilazionano i pagamenti delle pensioni dietro a uffici chiusi. Come sindaci non possiamo assistere inerti a comportamenti di questo tipo». —
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