Il Tirreno

Grosseto

i rappresentanti di fenagi e sinagi 

«Noi edicolanti in prima linea Ogni giorno è sempre più difficile»

Pierluigi Sposato
«Noi edicolanti in prima linea Ogni giorno è sempre più difficile»

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Il calo c’è, come potrebbe essere diversamente?La macchina è stata tarata nel tempo per tenere ritmi ben più consistenti, per adattarsi a situazioni ben diverse. Adesso che tutto, o quasi, è fermo, nulla può funzionare come prima. Succede così anche alle edicole.

Servizio essenziale, canale finale del prodotto che state sfogliando, le edicole cercando di reggere alla bufera. Anche e soprattutto per far fronte a una riduzione degli incassi in presenza degli obblighi di pagamento di forniture precedenti. «Stiamo resistendo», dicono Gianluca Galgani (sindacato Sinagi) e Barbara Priori (sindacato Fenagi). Ma ogni giorno è sempre più difficile.

Gianluca Galgani ha l’edicola in piazza Rosselli: «Prima il giro era diverso, naturalmente. Quando la scuola era aperta, venivano i genitori, venivano i ragazzi. Adesso che anche le passeggiate sono proibite, adesso che le Poste e la banca stanno aperte soltanto al mattino, è saltata anche la vendita di questo genere. L’incasso? Se va bene, è dimezzato. Ho sentito anche i miei colleghi, più o meno è così. Sì, i quotidiani reggono: in proporzioni di calo che possono essere diverse a seconda della zona ma comunque reggono. Chi ha l’edicola di fronte ad attività che adesso sono chiuse è chiaramente in difficoltà. Se devo quantificare, il calo è del 20 per cento, qui da me. Tutto sommato, ci si può stare. Ma è il problema è un altro». Quale? «È che è stato azzerato tutto il resto, ciò che ci portava un valore aggiunto: i giochi per i bambini, non li vendiamo più». E gli altri servizi, le ricariche, i bollettini? «Sì, continuiamo a fare anche questi servizi, ma per fare solo un esempio le ricariche sono scese dell’80%».

Barbara Priori (piazza Volturno), come del resto Galgani, mette l’accento sui pagamenti cui comunque gli edicolanti devono far fronte: «Stiamo pagando adesso il conto deposito della fine di gennaio. Paghiamo adesso che gli incassi sono diminuiti, il fatturato è sceso del 20-30 per cento». Però c’è una mano tesa: «Masini, il distributore, ha dato la massima disponibilità per i colleghi edicolanti che si trovassero in situazione di difficoltà: possono dilazionare i pagamenti. Io so che la settimana scorsa tutti hanno pagato regolarmente. Ma c’è questa possibilità e ciò ci fa lavorare un po’ più tranquilli». Ieri mattina, Priori aveva finito già a metà mattinata i due principali quotidiani cittadini: «Ma in questa settimana ci aspettiamo il tracollo. E poi è vero che a breve sarà concessa la cassa integrazione a tante persone: ma sarà sempre una quantità di denaro inferiore a quella di normali stipendi. Cosa succederà fra un mese? Ci sarà ancora chi vorrà spendere qualche soldo in edicola?».

Priori ha un paio di idee, ne ha parlato anche con Galgani: «Vorremmo far mettere tutte le pubblicazioni in conto deposito, anche quelle tipo i mensili che in genere non lo sono, e poi fare una proposta per farci dilazionare un po’ più in là la data del pagamento». E ancora: «Mi chiedo sempre se alla fine di tutto questo saremo premiati. Magari con un aggio più alto, che gli editori potrebbero concedere temporaneamente. D’altra parte, noi stiamo lavorando in questi giorni, noi siamo in prima linea, noi rischiamo anche la nostra salute». —

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