Gioco
Dopo la ricorrenza di Maiano Lavacchio Giustizia, memoria, eredità e futuro
Dalla scuolina recuperata alla preoccupazione per la sede dell’Isgrec che riaprirà i battenti una volta trovati i locali adatti
LA LETTERA
luciana rocchi*
Quest’anno è caduto di domenica l’anniversario della strage dei “Martiri d’Istia”. La cronaca de “Il Tirreno” ha pubblicato un comunicato di Festival Resistente e Anpi su due loro belle iniziative per un ricordo, in forme compatibili con le limitazioni che dobbiamo rispettare, visto che siamo tutti a casa. Ricordano quel che accadde il 22 marzo 1944: la strage fascista degli undici giovani, a Maiano Lavacchio, Mario Becucci, Antonio Brancati, Rino Ciattini, Alfiero Grazi, Alcide Mignarri, Corrado ed Emanuele Matteini, Attilio Sforzi, Alfonso Passannanti, Silvano Guidoni e Alvaro Minucci.
Anche quel che è accaduto dopo è importante. Lo ricapitoliamo.
La giustizia. Iniziò con il “processone” della Sezione speciale della Corte d’Assise di Grosseto, per concludersi nel 1973, una volta accolti o rigettati ricorsi, applicate amnistie. La prima sentenza, il 18 dicembre 1946, “dichiara” i colpevoli, ne “condanna” otto a morte, per fortuna non eseguita, tredici a pene da trenta anni a sei mesi di reclusione, nessuna compiutamente scontata, diverse inapplicate. Tra i capi di accusa anche reati connessi, ma compiuti altrove: uccisioni, violenze, collaborazionismo con i tedeschi occupanti. Sono italiani gli imputati; il reparto tedesco del sottotenente Muller partecipò al rastrellamento, ma neppure all’arresto dei ragazzi, essendo i tedeschi “tornati indietro prima dell’arrivo al rifugio degli imboscati”.
La memoria. È a Marco Grilli, storico ma anche uno fra i colpiti da lutto familiare, che dobbiamo l’ultima ricostruzione della strage. Nel suo puntuale studio storico “Per noi il tempo s’è fermato all’alba”, c’è anche la mappa delle memorie, delle produzioni artistiche – letteratura, musica, teatro – che il dolore per l’uccisione degli “undici agnelli” suscitò. A lui si deve la ricostruzione del contesto delle stragi nazifasciste (1943-44) nel grossetano, nell’Atlante, curato da Paolo Pezzino. Non c’è stata memoria divisa su Maiano Lavacchio. Troppo disumana la strage, subito chiare le responsabilità.
L’eredità. Un progetto giudicato importante, a Grosseto e non solo, è oggi preziosa eredità: la “Casa della memoria la futuro”. L’Isgrec lo ha elaborato, il Comune di Magliano in Toscana lo ha accolto: la scuolina di Maiano Lavacchio sarà luogo di memoria. Nel novembre 2017 il progetto europeo “Our memories and I”, ha aperto le porte della scuolina, ancora all’inizio di lavori per la nuova destinazione d’uso, a scuole e istituzioni culturali di cinque paesi d’Europa. Un libro appena arrivato, curato dall’artista Roman Kroke, documenta le creazioni artistiche dei ragazzi dell’Istituto Rosmini di Grosseto; analogamente un articolo di Elena Vellati sulla rivista online Novecento.org.
L’attualità. L’Isgrec riaprirà le sue porte, quando avrà trovato una nuova casa, dopo che la vecchia, ancora abitata dai libri e dalle carte, gli è stata tolta. Una sfida difficile, dopo un arresto brutale e doloroso del lavoro culturale, su Maiano Lavacchio e su molto altro. Necessario ricordarlo, altrimenti non si capirebbe, in cronaca, nella stampa del 22 marzo, la sua assenza fra i promotori di iniziative compatibili con la vita sospesa che ci è toccata, al riparo dai muri delle nostre case.
Il futuro. Fra notizie, analisi e impossibili previsioni, presi da ben più gravi sentimenti di lutto e di inquietudine, insistere sulla “piccola storia ignobile” della sede dell’istituto storico può sembrare anacronistico, o solo una diversione. Il fatto è che come sottofondo alle spine di una vita quotidiana fisicamente in casa, con la mente dove sono persone care e dove si vive con maggiore dolore l’emergenza che non ci dà tregua, ho un pensiero: verrà poi (per chi dovrà/vorrà) il “che fare”; ma può servire (a tutti) tenere a mente un impegno come garanzia di speranza?
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