Finanza
Pini, c’è una nuova diffida «Quel cantiere non è sicuro»
Secondo Della Negra, l’emergenza Covid-19 impone la sospensione dei lavori La questione legata all’autorizzazione acustica e quella della nidificazione
GROSSETO
Si sono scomodati in tanti per salvare i pini di via Mascagni, a Grosseto, dalle implacabili motoseghe che dal 16 marzo hanno iniziato la loro opera. Per molti grossetani, anche per quelli d’adozione, come il chirurgo Pier Cristoforo Giulianotti che è intervenuto ben due volte in pochi giorni da Chicago, per fermare quello che definisce “uno scempio”, quei 52 alberi sono parte della città e della sua storia e lì devono restare. Tagliarli sarebbe un danno ambientale che avrebbe ripercussioni sulla qualità dell’aria, per la qualità del verde pubblico, per la nidificazione degli uccelli. Si sono mosse associazioni e comitati – Impronta Verde, Dritti alla meta, Coordinamento comitati ambientali provincia, Isde medici per l’ambiente, Forum Ambientalista, Italia Nostra, Wwf, Legambiente e altri – si sono susseguiti flashmob e assai più efficaci diffide, come quella dell’associazione Grosseto al centro (Gac), che il 24 febbraio fece sospendere i lavori, appellandosi alla legge che vieta di distruggere i nidi quando gli uccelli stanno covando e che impone anche la sospensione dell’abbattimento degli alberi dal primo marzo di ogni anno. Ma alla fine nemmeno l’emergenza coronavirus ha stoppato il sindaco, che il 6 marzo ha emesso l’ordinanza “contingibile e urgente” numero 47, per uscire dall’impasse e sbloccare il cantiere.
Matteo Della Negra, battagliero presidente dell’associazione, tuttavia, non si è dato per vinto e lo scontro prosegue a colpi di carta bollata. Ieri ha inviato una nuova diffida, indirizzata al direttore dei lavori, Dario Bernardini, al coordinatore della sicurezza Franco Bolognesi, al responsabile dell’unità funzionale Prevenzione igiene e sicurezza nei luoghi di lavoro della Asl, Domenico Viggiano, al dipartimento di Emergenza-urgenza della Asl, al comandante dei carabinieri forestali di Grosseto, alla Procura della Repubblica. E questa volta, oltre alla necessità di tutelare la nidificazione degli uccelli, come evidenziato anche dalla relazione dell’ornitologa Barbara Cursano, incaricata dal Comune dopo la prima diffida da parte dell’associazione di Della Negra, ci sono anche motivi di salute e di sicurezza per le maestranze incaricate di seguire i lavori. In questo senso il decreto che dal 10 marzo ha fermato l’Italia per fermare il Covid-19 non lascia spazio ad alcun dubbio su ciò che è inderogabile e ciò che non lo è.
Della Negra, quindi, diffida «i soggetti in indirizzo dalla prosecuzione dei lavori nelle modalità finora condotte se in assenza di autorizzazione acustica, fintanto che sussiste l’emergenza sanitaria in corso e fintanto che sussiste il periodo di nidificazione tutelato dalla normativa europea, nazionale e regionale, significando loro che saranno, in difetto, ritenuti personalmente responsabili dei danni indiretti e diretti cagionati con la loro colposa e da questo momento consapevole condotta». E li invita a «rendere pubblico quanto oggetto dell’ordinanza sindacale 47 del 6 marzo 2020 in ordine alla verifica della «possibilità di trasferire gli eventuali nidi presenti in altra alberatura limitrofa». Quella stessa ordinanza contro la quale, il 9 marzo, Gac aveva presentato ricorso al Tar della Toscana, perché «il sindaco non si può sostituire all’apparato amministrativo» del Comune e perché «si è determinato ad emettere l’ordinanza a distanza di 15 mesi dall’aggiudicazione del relativo appalto e dalla firma del contratto, in piena emergenza sanitaria da Covid-19 e in concomitanza con l’inizio della nidificazione dell’avifauna», recita il ricorso.
Una battaglia quella di Grosseto al centro che non ha lasciato fin qui nulla di intentato per salvare i pini di viale Mascagni. Compreso un accorato appello alla città che Della Negra ha inviato alla stampa e diffuso sui social alcuni giorni fa. «È davvero così urgente il taglio dei pini – aveva scritto – nel momento in cui la città e l’intero Paese affrontano una vera emergenza? Le persone che in tutto il Paese si affacciano alle finestre per farsi coraggio e per cantare insieme, hanno bisogno di assistere al taglio degli alberi della propria città in un momento come questo? E ancora, è davvero urgente avviare un cantiere che limita la viabilità di un’arteria cittadina importante, anche per i mezzi di soccorso? È davvero urgente un’operazione che espone a rischio contaminazione le maestranze? Se è giusto che il sindaco faccia abbattere ora i 52 alberi giovani, sani e stabili di via Mascagni, qualcuno dovrebbe pagare le conseguenze di due anni di ritardo, le spese sostenute, gli incidenti accaduti. Il rigore è opportuno, a maggior ragione quando si spendono i soldi pubblici, ed è quello che ci aspettiamo dal primo cittadino». –
Lina senserini
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