Gioco
Permettiamo ai disabili di uscire per passeggiare insieme ai genitori
Lo stato di necessità giustificherebbe un’autocertificazione adesso che sono chiusi centri diurni e attività dedicate
massimiliano frascino
Non è per tutti la stessa cosa. Come inevitabilmente succede, purtroppo. Per le persone con disabilità psichica, intellettiva e relazionale, o con multi-disabilità, e per i loro familiari la quarantena è un doppio trauma. Perché sostanzialmente significa il ritorno a una condizione che conoscono bene. Alla quale da sempre cercano tenacemente di sottrarsi: quella dell’isolamento sociale.
In condizioni di normalità, infatti, creare occasioni di socializzazione e reale integrazione delle persone con queste tipologie di disabilità, è l’obiettivo a cui lavorano la Fondazione il Sole, sodalizi come Iron Mamme, Associazione italiana persone down (Aipd), Aurora, Tutti a teatro e Skeep, o le coop sociali che gestiscono i servizi pubblici. Tuttavia, ai tempi del Coronavirus, il confinamento in casa rimane una necessità alla quale non si può sfuggire. Perché ci sono obiettivi di salute pubblica che non possiamo permetterci d’ignorare.
Autismo, ritardo mentale, paralisi cerebrale, sindrome di Down, di Asperger, di Williams, dell’X-Fragile, disturbi psichiatrici…sono solo alcune delle patologie che per molte famiglie rendono particolarmente duro questo periodo di quarantena diffusa. Con i genitori (o i familiari) che tornano a svolgere l’ingrato ruolo di “care giver” h24, senza più il sostegno di centri diurni e attività strutturate di socializzazione. E in assenza della scuola, che fino ai 18-20 anni può svolgere un ruolo determinante. Consapevoli di essere l’unica valvola di sfogo per malesseri, frustrazioni, stereotipie, autolesionismi e comportamenti aggressivi dei propri figli, fratelli e sorelle disabili. Difficili da gestire in solitudine per un lungo periodo.
Il recentissimo decreto “cura Italia” dà alcune risposte parziali, venendo incontro ai bisogni di genitori e familiari che hanno un lavoro dipendente. Sui quali per tutto il periodo della quarantena ricadrà comunque l’onere della presa in carico delle persone con disabilità psichica, intellettiva e relazionale, o con multi-disabilità. Perché gli operatori professionali del Terzo settore non potranno intervenire, a meno di assumersi spontaneamente il rischio del contagio.
In un simile contesto, un parziale sollievo a questa condizione di stress, potrebbe essere costituito dalla possibilità di uscire di casa per passeggiare insieme a uno dei genitori, o un familiare. Un paio di giorni fa una mamma mi ha posto il problema direttamente: «Tutti però mi scoraggiano. Dicendomi che bisogna uscire di casa da soli, e che rischierei una multa» – ha spiegato.
Ecco. Mai come in questi casi servirebbe il buonsenso. Fra i motivi previsti dall’autocertificazione che legittimano l’uscire di casa, infatti, c’è quello dello “stato di necessità”. Che potrebbe essere legittimamente invocato in casi come questi. Basterebbe accompagnare all’autocertificazione, carta d’identità e certificato d’invalidità della persona disabile. Naturalmente nel rispetto del divieto assoluto di frequentare luoghi affollati e della distanza minima. Ma cogliendo la possibilità di stare un po’ all’aria aperta e decomprimere.
Certo non si tratta della migliore soluzione possibile a quella che è una situazione difficilissima.
L’unico “vantaggio” è che le famiglie con persone disabili sono abituate a combattere, rimanendo col capo sott’acqua…Passerà anche questa, quindi. Sarebbe bello in prospettiva si capisse che per tante persone la quarantena è una condizione con cui convivere spesso. E se ne traessero le debite conseguenze. —
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