Attenzione
Ferroviere in pensione, ieri l’ultimo saluto a Onorio
. SCANSANO
Onorio Ore, 86 anni di Scansano, è la prima vittima del coronavirus in provincia di Grosseto. È morto giovedì, in un letto della terapia intensiva dell’ospedale Misericordia, ad appena una settimana dalla diagnosi di infezione da Covid-19.
La moglie Anna, ricoverata insieme a lui, si trova ancora nel reparto di malattie infettive, ma le sue condizioni stanno migliorando.
La notizia della scomparsa di Onorio ha gettato il piccolo paese collinare nello sconforto e da giovedì nelle strette viuzze del centro non si parla d’altro. Ieri pomeriggio si è svolto il funerale, cui hanno potuto partecipare solo i parenti più stretti, perché il “cigno nero”, come viene definito il coronavirus, attingendo alla celebre metafora del matematico libanese Nassim Nicholas Taleb, non lascia tempo nemmeno per il cordoglio e l’estremo saluto. Evitare ogni assembramento è la parola d’ordine, la regola delle regole, e ai familiari di chi viene a mancare non resta altro che adeguarsi, aggiungendo dolore al dolore. «Ho perso un amico – dice il sindaco di Scansano, Francesco Marchi, con la voce rotta dall’emozione – una persona buona e amata da tutti. Lui e la moglie stavano abbastanza bene, anche se negli ultimi tempi Onorio aveva avuto qualche problema cardiaco legato all’età. Lo avevo visto l’ultima volta dieci giorni fa, poi il ricovero in ospedale da cui non ha fatto ritorno».
Peraltro, non è chiaro come la coppia abbia contratto il virus, dato che gli unici contatti prima del 13 marzo, quando sono risultati positivi al test, erano stati un controllo medico e la visita di un conoscente appena tornato da Milano. Onorio Ore, terzo di quattro fratelli, era cresciuto a Scansano, aveva lavorato nelle miniere di cinabro fino alla metà degli anni Sessanta, quando era entrato “in ferrovia” e si era trasferito con la moglie e il figlio Claudio, scomparso nel 2018 a 52 anni, in una casa cantoniera vicino a Grosseto. Poi la pensione e il ritorno a Scansano, al contatto con gli amici, alle passioni che l’uomo aveva abbandonato per lavorare. Anche se negli ultimi anni, la grave malattia della moglie, non più autosufficiente, lo teneva sempre più spesso in casa ad accudire la compagna di una vita. «Era una persona davvero benvoluta, un grande lavoratore – raccontano i nipoti – membro di una famiglia molto conosciuta, non solo in paese. Il fratello più giovane, Piero, negli anni Sessanta aveva giocato nella nazionale giovanile di calcio, poi dopo la laurea all’Isef a Firenze, ha insegnato educazione fisica nelle scuole del territorio comunale fino alla pensione. Il fratello Roberto e la sorella Orietta, entrambi deceduti, erano invece andati a vivere fuori Grosseto. «Zio Onorio è stato come un padre – dice la figlia di una sorella della moglie – e anche se distanti fisicamente, eravamo vicini con il cuore: l’affetto ci aveva legati per tutta la vita». —
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