Sicurezza
Addio a Gianni Olivetta, manager della Mercedes Benz
Dagli anni ’90 era stato il braccio destro del cognato Mario Salvestroni È morto dopo una breve malattia: era un grande cultore della musica e dell’arte
grosseto
Era la sua ironia e il suo finissimo senso dell’umorismo, a contagiare tutte le persone con le quali aveva a che fare. Era quel garbo, quella gentilezza, quella mitezza che oggi pare quasi non andare più di moda ad essere indicata da chi lo conosceva bene, come il tratto che caratterizzava Gianni Olivotta, manager conosciutissimo a Grosseto, che se n’è andato due mattine fa nella sua casa, dove da quattro mesi era stato costretto a causa di una gravissima malattia respiratoria. Non è stato il coronavirus ad uccidere il manager, che aveva 80 anni.
Nella sua vita, prima di tre o quattro mesi fa quando è stato costretto a smettere di lavorare e restare a casa dopo il ricovero all’ospedale Misericordia, da dove è uscito con la bombola d’ossigeno che lo aiutava a respirare, c’è sempre stato spazio per il lavoro, per la famiglia, ma anche per la musica e per la pittura. Nel 1992, il manager era entrato a far parte dei consigli di amministrazione della Silverstar, concessionaria Mercedes-Benz e Smart per Grosseto e provincia e della Tecfin spa, società capogruppo di aziende specializzate nei settori delle costruzioni edili, sviluppo e valorizzazione immobiliare, turistico-ricettivo e commercio di autovetture e loro manutenzione, insieme a Mario Salvestroni. I due manager, oltre a lavorare fianco a fianco per trent’anni, erano anche cognati.
Gianni Olivetta, fino a tre giorni fa, stava abbastanza bene. Giovedì mattina, per la festa del babbo, poco dopo le 8, ha risposto al telefono alla figlia Marta che lo aveva chiamato per fargli gli auguri, non potendo andare di persona visto il decreto del Governo sul coronavirus. Inoltre il manager, che già soffriva di una malattia respiratoria, era una delle persone considerate più a rischio di altre e proprio per questo i suoi contatti erano limitatissimi nell’ultimo periodo. «Poche ore dopo - dice con la voce rotta dalla commozione e dal dolore Mario Salvestroni - abbiamo saputo che Gianni se n’era andato. Per me è una perdita enorme: lavoravamo insieme da trent’anni ed era il marito di mia sorella. È un momento davvero molto difficile per tutti noi».
Olivetta è morto due giorni fa, in un periodo in cui non sarà possibile nemmeno organizzare il funerale del manager ottantenne, a causa delle disposizioni del governo che vietano qualunque celebrazione per non creare assembramenti.
La moglie Emilia, la figlia Marta, i nipoti e tutti i familiari di Gianni potranno soltanto portarsi nel cuore il ricordo di un uomo che aveva sempre lavorato con spirito di abnegazione e che aveva sempre cercato tutte le soluzioni possibili per raggiungere gli obiettivi che si era prefissato. «Era questa la sua cifra distintiva - dice ancora Salvestroni - In periodi dove la gente va avanti a suon di arroganza, il suo modo di gestire anche le situazioni più difficili era merce rara».
Gianni era un manager ma era anche un uomo di cultura. Figlio di un maestro di pianoforte, era un grandissimo amante della musica ma aveva una profonda conoscenza di tutte le altre forme d’arte e si dilettava anche nella pittura.
Un ritratto, quello tratteggiato dal cognato con il quale Olivetta ha trascorso buona parte della sua vita professionale, che ricorda da vicino quello delle persone di un tempo: quei grandi osservatori che analizzano con attenzione tutto, prima di agire, che tentano la conciliazione, laddove ce n’è bisogno, che scelgono la via del dialogo al posto di quella del conflitto.
Olivetta è stato tutto questo. «A differenza di suo fratello Paolo - dice ancora Mario Salvestroni - che si è sempre dedicato alla pallavolo e che ha allenato tantissime squadre, tirando su generazioni di atleti Gianni coltivava di più l’aspetto culturale, meno fisico. Per me è stato un amico vero, un uomo che mi ha sempre aiutato a cercare soluzioni anche laddove non sembrava possibile che ce ne fossero, sempre con quella mitezza e con quell’attenzione che le varie vicende che ci si presentavano davanti agli occhi, richiedevano».
Olivetta era un grande fumatore. Quel vizio non se l’è mai voluto togliere e probabilmente, ad aggravare la sua situazione respiratoria, hanno contribuito proprio le tante sigarette fumate nella sua vita. «Gli era diventato difficile anche salire tre scalini - dice Salvestroni - Questo dovrebbe essere di monito per tutti coloro che fumano: abbiamo perso un uomo davvero eccezionale, con cui non potremo più condividere nulla». Di Gianni Olivetta resterà un ricordo indelebile e l’amore che ha lasciato ai suoi cari. —
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