Sicurezza
Rustici, 35 anni, in prima linea al Pronto soccorso lombardo
Il professionista è al lavoro da qualche giorno all’ospedale Papa Giovanni: «Non puoi dormire notti serene sapendo che puoi fare qualcosa»
BRACCAGNI.
«Non chiamatemi eroe – dice Enrico Rustici, medico di 35 anni di Braccagni, andato a lavoro a Bergamo, cuore del contagio – I veri eroi sono loro, i professionisti che da tempo sono sottoposti a enorme stress lavorativo, che lavorano in condizioni di emergenza assoluta salvando vite umane e che ho l’onore di poter aiutare».
Enrico si è reso disponibile giorni fa a poter partire per Bergamo; dal suo paese è partito ed andato a lavoro all’ospedale Papa Giovanni XXIII. Ha 35 anni, sua madre è Catuscia Scoccati, consigliera comunale di Grosseto.
«Sono 10 ani che faccio il medico – dice Rustici – Qua a Bergamo lavoro per due settimane al Pronto soccorso, ma in realtà vengo da un’altra storia», si è fatto altre esperienze sul campo. Agopuntura, medicina di base, sostituzioni varie anche all’isola del Giglio. Un percorso in crescita, passato attraverso varie fasi. «Ero a casa quando mi sono trovato di fronte a questa emergenza e ho sentito la mia necessità personale di fare qualcosa e, da medico, di dare mano. Non puoi dormire notti serene, come mi ha insegnato un maestro di medicina e di umanità, sapendo che puoi fare qualcosa».
Rustici – che tra le altre cose è socio provvisorio della Croce rossa - è partito per il nord con il dottor Severo Severi, pochi giorni fa. «Siamo andati su con tutto il carico e il fardello che un essere umano che si avvicina a un’esperienza del genere può nutrire in cuor suo, con tutte le paure, le preoccupazioni e i rischi, ma poi alla fine prevale il fatto che c’è davvero tanto bisogno di aiutare il prossimo e che bisogna farlo senza aspettarci niente. Non siamo qui per ricevere qualcosa. Se c’è una cosa per me importante e da comunicare a qualcuno, è che si può fare qualcosa per non volere e non avere niente in cambio: questo sì, secondo me va professato come una religione».
Rustici a Bergamo lavora in Pronto soccorso, ci starà per ora 2 settimane, poi tornerà in Toscana: la situazione è complessa lassù, ma «siamo sereni: tutto è impegnativo per la difficoltà a lavorare tante ore con questi Dpi, ma qua ci sono competenza, sicurezza e professionalità di grandissimo livello. Arrivi e trovi una sanità gioiello. Almeno oggi (ieri, ndr) non c’è stata un’impennata di numeri legati al contagio», dice. «La malattia spaventa tutti noi, ma spero che sia davvero un’occasione per l’umanità su cui riflettere. Poter riacquistare la nostra umanità e rispetto per tutto ciò che è vita, questo serve. Noi medici alla fine non siamo nessuno: chi conta è la gente che soffre e noi siamo qui per loro». —El. Gi.
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