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Le ultime mareggiate portano in piazza centinaia di meduse

Le ultime mareggiate portano in piazza centinaia di meduse

Gli esemplari in questione in autunno e primavera possono avvicinarsi alle coste. Hanno “vescicole” urticanti  usate per catturare le prede

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MONTE ARGENTARIO. Invasione di meduse nel golfo di Porto Santo Stefano. Forse in pochi se ne saranno accorti, visto il periodo di quarantena forzata a causa dell’emergenza coronavirus. Se per strada manca la gente, eccezion fatta per chi va a lavorare, per chi va a fare la spesa e via discorrendo, in mare sono invece arrivati centinaia di esemplari di Pelagia Noctiluca.

Così si chiamano i piccoli celenterati che da ieri hanno invaso lo specchio acqueo antistante il paese argentarino, in molti casi spiaggiandosi anche sugli scivoli di alaggio o sulle spiaggette che costeggiano il centro abitato.

Non si tratta di un caso raro, ma neanche tanto frequente: già in altre occasioni in passato era stato possibile assistere all’arrivo in massa di questa specie tra l’altro molto urticante, che è in aumento un po’ in tutto il Mediterraneo. Poche le persone che hanno però potuto affacciarsi alla banchina del molo o di quella di piazza delle Meraviglie, ovvero alcune delle zone in cui le piccole meduse sono apparse più numerose, per via della permanenza forzata nelle proprie abitazioni.

Tantissimi gli esemplari fotografati all’interno di ogni singolo scatto dal fotografo professionista Emanuele Galatolo.

Il fatto che queste meduse vengano spiaggiate è comunque solo una questione di mareggiate: una medusa non ha la forza di contrastarle, quindi va dove le porta la corrente. Nessun motivo derivante dalla situazione attuale, nonostante le imbarcazioni da pesca escano meno del solito per via della crisi sia dell’indotto, ma anche per l’effetto coronavirus. Le mareggiate avvenute nei giorni scorsi le hanno portate nella zona di Porto Santo Stefano, così come potrebbero aver portato nello specchio acqueo del paese anche l’aguglia imperiale fotografata alcuni giorni fa da diverse persone. È anche vero, però, che questo tipo di meduse sono aumentate negli ultimi anni. Si nutrono di plancton, piccoli pesci ma anche di crostacei: con la riduzione delle popolazioni dei piccoli pesci a causa della pesca, le meduse hanno invece a disposizione più crostacei di cui nutrirsi. Queste non rappresentano però un danno per l’ambiente, nonostante siano considerate dall’uomo belle ma urticanti: le meduse, in generale, sono cibo di tartarughe e pesci luna e di tutti gli sparidi (tanute, saraghi); essendo i predatori o a rischio di estinzione o altamente pescati, va da sé che la popolazione di meduse in aumento giovi a questo tipo di animali.

La medusa in questione, detta anche “luminosa”, generalmente vive in alto mare ma nel periodo autunnale e primaverile è possibile che si avvicini alle coste. È molto diffusa nel Mar Mediterraneo dove spesso balza agli onori delle cronache per le dolorose irritazioni che provoca quando viene sfiorata. È dotata di vescicole urticanti che sono presenti sia sui tentacoli che sulla parte a forma di ombrello. Queste vengono usate sia per la cattura delle prede sia a scopo difensivo. Secondo il sito animali-velenosi.it, la tossina presente nei nematocisti è tossica per la pelle. Il suo contatto con la pelle produce un bruciore intenso e lascia sulla pelle dei segni rossi simili a frustate. Tali effetti possono durare anche settimane. La reazione al contatto con i tentacoli della medusa luminosa è molto soggettiva.


 

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