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Lavoro e distanze di sicurezza Dalla Cgil cinquanta denunce

Giovanna Mezzana
Lavoro e distanze di sicurezza Dalla Cgil cinquanta denunce

Il segretario Renzetti accende i riflettori sul comparto agricolo: «Non vogliamo più vedere  pulmini diretti alle campagna con la gente ammassata»

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Giovanna Mezzana / grosseto

Ci sono imprenditori e datori di lavoro che – impossibilitati a ricorrere allo smart working per la quasi totalità dei dipendenti – si sono mossi di slancio per tutelare la salute di chi, anche nell’emergenza coronavirus, continua a prestare la propria opera fuori dalle mura di casa. Ma ci sono ancora molti, troppi lavoratori – denuncia Cgil – che dalla Maremma all’Amiata si guadagnano il salario rischiando il contagio. Tra denunce ed esposti sono una cinquantina i casi segnalati alle autorità ispettive e agli organi di polizia da Cgil Grosseto.

«Se c’è margine per ragionare – dice il segretario della Camera del Lavoro grossetana Claudio Renzetti – chiedo di sospendere il lavoro, altrimenti, denuncio».

L’ultimatum, del resto, Cgil l’aveva già lanciato all’inizio dell’emergenza: dopo numerose segnalazioni giunte soprattutto dal comparto edile, il sindacato aveva tentato di sensibilizzare i datori di lavoro mettendo sull’avvisato chi ancora non avesse dotato i dipendenti di dispositivi protettivi e/o non avesse garantito le condizioni di un lavoro in sicurezza; se però si fosse continuato a fare “orecchie da mercante”, Cgil avvertiva che sarebbe ricorsa alle denunce. E così è stato.

«Personalmente – dettaglia Renzetti – ho fatto sei segnalazioni: un esposto agli organi di polizia e cinque denunce agli organi ispettivi (dall’Ispettorato del Lavoro all’Asl)». «L’unico strumento che abbiamo a disposizione per contenere il contagio è il distanziamento sociale – rammenta il segretario della Cgil grossetana – E sarò chiaro: non vogliamo più vedere pulmini che ogni mattina caricano lavoratori ammassati per portarli al lavoro in campagna».

Sabato scorso i sindacati Cgil, Cisl e Uil, le rappresentanze datoriali e il Governo hanno firmato un protocollo sulla regolamentazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus Covid-19 all’interno dei luoghi di lavoro; oltre alle precauzioni igieniche generali e personali – come la sanificazione periodica dei locali, l’utilizzo di gel igienizzanti e la pulizia giornaliera dei locali comuni – la principale misura di contenimento prevista dal protocollo, nell’osservanza dei vari decreti del presidente del consiglio dei ministri che si sono susseguiti, è il rispetto della distanza interpersonale di almeno un metro; solo laddove le modalità di lavoro impongano distanze interpersonali minori a un metro e non siano possibili altre soluzioni organizzative, è necessario l’utilizzo di mascherine, guanti, occhiali, tute, cuffie, camici.

«Laddove il lavoro è strutturato – conclude Renzetti – le norme in genere vengono rispettate; ma dove il lavoro è precario o occasionale come per gli avventizi agricoli o per le forme di impiego borderline spesso utilizzate nel settore agricolo, i lavoratori non sono tutelati. Se la salute del lavoratore non può essere tutelata, si deve ricorrere alla cassa integrazione, non ci possono essere altre soluzioni». –

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