I postali sul piede di guerra: «Siamo troppo esposti»
Gabriele Baldanzi / GROSSETO
I rappresentanti sindacali territoriali di Cisl, Uil e Cgil del settore Poste sono sul piede di guerra. Nel mirino l’Anci e i Comuni, dopo le prese di posizione di diversi sindaci dell’entroterra grossetano che nei giorni scorsi avevano contestato con forza a Poste Italiane la scelta di rimodulare il servizio (chiudendo molti sportelli) a seguito dell’emergenza coronavirus. Sia i postini che gli operatori agli sportelli, da’latra parte, sono molto esposti. «È una situazione critica, complessa – spiega la segretaria territoriale Cisl Poste di Grosseto Claudia Fiornovelli – in tanti, troppi, non hanno afferrato il concetto di restare a casa. Lo dimostrano i fermati e i multati per le strade, e ne abbiamo la riprova noi dipendenti di Poste Italiane, che continuiamo a assistere a un numero elevato di utenti che si recano negli uffici per operazioni tutt’altro che urgenti. Sono contatti che si potrebbero evitare, che al Nord sono costati la vita a dei colleghi».
Fiornovelli non ci sta. “Poste Italiane continua a fare un servizio in molti casi non necessario: molte scadenze sono state prorogate. Non solo. I portalettere continuano a uscire per portare pacchi e pacchettini a tutti coloro che in casa devono ammazzare la noia ordinando online, magari dopo aver fatto un salto alle Poste a ricaricare la Postepay» . «Come se non bastasse – sono parole della segretaria territoriale di Uil Post, Michela Del Medico – ci sentiamo attaccare dal presidente dell’Anci Matteo Biffoni, che ha intimato a Poste di riaprire gli uffici temporaneamente chiusi, dimenticando il carattere emergenziale della situazione, con il contagio che continua a dilagare in tutti i territori. Chiudere i piccoli uffici, soprattutto in territori periferici, evita agli anziani occasioni di contatto. Pagare un bollettino o chiedere l’aggiornamento di un libretto non è un’impellenza».
I sindacati se la prendono anche con il presidente del consiglio Giuseppe Conte, «che evidentemente ci reputa così essenziali – si legge in una nota – da non poter fermare il nostro lavoro». La segretaria di Slc Cgil, Roberta Gianninoni è perentoria: «Si deve lavorare solo se le norme vengono rispettate e se si garantisce la sicurezza dei lavoratori. Occorre che l’azienda si assuma la responsabilità di valutare quali sono le priorità e i servizi minimi essenziali. Noi crediamo che una chiusura di 15 giorni possa essere una soluzione. Al presidente Anci diciamo che non ci ha affatto intimorito. È anche il nostro auspicio quello che gli uffici riaprano, perché vorrebbe dire che l’Italia inizia a essere fuori pericolo. In caso contrario, la nostra salute, quella dei lavoratori e delle loro famiglie, verrà prima di ogni monito...».
Infine la stoccata ai sindaci. «Fanno gli sdegnati per la chiusura temporanea di alcuni sportelli, ma in questo momento farebbero bene a pensare, prima di tutto, alla salute dei loro cittadini. Noi, sul fronte opposto, ci battiamo perché si lavori in sicurezza o non si lavori affatto. In un momento in cui il l’Italia è ferma, la sanità scoppia e ogni giorno piangiamo nuove vittime, chiedere a Poste di garantire i normali servizi ci appare davvero incomprensibile». —
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