Il dolore
Toscano pronta a produrre camici e tute
L’azienda di abbigliamento temporaneamente riconvertita lavora per rifornire gli operatori sanitari negli ospedali
grosseto
Non solo mascherine, ma anche camici e tute monouso in tessuto non tessuto. Toscano, l’azienda di abbigliamento grossetana, lavora a pieno ritmo, in questi giorni, per contribuire a soddisfare il fabbisogno di presidi, come le mascherine, che scarseggiano in Toscana, nelle strutture sanitarie e non solo.
Mentre le maestranze, una ventina di persone in tutto, tagliano e cuciono le mascherine, si valutano anche i modelli di camici e tute da destinare agli operatori sanitari, negli ospedali. La richiesta è arrivata da poco e nel laboratorio di via Senegal ci si sta preparando anche per questa nuova, inattesa, produzione. «Stiamo valutando – spiega l’amministratore delegato Luciano Bianchi – i modelli che ci sono stati inviati, perché in questo momento non c’è bisogno soltanto di mascherine, ma anche di abbigliamento specialistico nelle corsie degli ospedali e anche su questo speriamo di poter dare una mano». Il telefono di Bianchi squilla in continuazione: chiamate, messaggi, e, sul computer, email. La voce si è sparsa e tanti chiedono informazioni, vogliono conoscere le caratteristiche tecniche delle mascherine. Ad oggi – la produzione è iniziata giovedì – Toscano ha prodotto circa 10mila mascherine, potrebbe, al massimo arrivar a produrne 5mila al giorno. Non è di certo una produzione industriale, né Toscano è un’azienda attrezzata per la produzione in serie, ma in questo momento di emergenza anche numeri come questi possono fare la differenza.
«Abbiamo pensato di renderci utili alla comunità grossetana e non solo, a tutta la Regione, fin dove riusciremo ad arrivare, perché siamo una piccola azienda in questa grande emergenza – spiega Bianchi – la domanda ci arriva dalla Toscana, ma anche da fuori regione, dalla Calabria, dalla Sardegna, dalla Lombardia».
L’interesse per le mascherine di Toscano ha mosso anche il Sistema sanitario regionale. «Siamo in contatto – dice l’amministratore – con Estar, il centro di acquisti della Regione, abbiamo anche avuto un colloquio con il governatore Rossi, vediamo quello che riusciremo a fare». Bianchi ci tiene a chiarire, ancora una volta, che le mascherine prodotte da Toscano non sono né un dispositivo medico né un dispositivo di protezione individuale, non sono certificate Ce, ma l’azienda sta seguendo il percorso per l’autocertificazione di una mascherina a tre veli, due esterni di tessuto al 65 per cento poliestere e 35 per cento cotone, e un velo interno in tessuto non tessuto al 65 per cento poliestere e 35 viscosa. «La mascherina che produciamo in questo momento – spiega Bianchi – è una mascherina coprente, ma non è né un dispositivo medico né un dpi».
L’emergenza coronavirus ha costretto Toscano a una brusca virata e a un cambio repentino di programmi. Dopo l’esordio a Pitti Uomo, a Firenze, a gennaio «speravamo – confessa l’amministratore delegato – di poterci dedicare in pieno al nostro business, al mondo della moda. Questa emergenza per noi significa impegno, significa responsabilità nei confronti di tutti, e in questo senso è da sottolineare l’impegno che ci stanno mettendo le persone che stanno di là in catena di produzione, con abnegazione e spirito di sacrificio, in un momento, direi, davvero non facile». —
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