Il Tirreno

Grosseto

Tra piante e salute relazione forte I tagli espongono a gravi danni

Mauro Camuffo* ; *Neuropsichiatra infantile

Il neuropsichiatra infantile Camuffo: «È un sconfitta insegnare ai figli  che si tagliano alberi perché altre soluzioni sono meno vantaggiose» 

3 MINUTI DI LETTURA





l’intervento

Mauro Camuffo*

Abbiamo ricominciato ad abbattere i pini a Grosseto. Sembra incredibile ma abbiamo in programma di abbatterne ben 52 in un colpo solo. Perché lo facciamo? Perché, invece di proteggerli come opere d’arte, monumenti viventi, elementi indispensabili del nostro contesto di vita, decidiamo di farne legna da bruciare?

Le risposte che ci diamo sono apparentemente ragionevoli ed economicamente motivate: rovinano il pavimento stradale e causano incidenti, fanno saltare le mattonelle degli ingressi, impediscono con i loro aghi la crescita dell’erba nei giardini... Ma sono risposte che ci diamo per giustificare le nostre scelte, altrimenti ingiustificabili. Il pino domestico (l’Italian stone pine per gli anglosassoni, il Pin d’Italie per i francesi) rappresenta il risultato di un fantastico processo naturale che dura decenni e porta un pinolo a diventare una pianta magnifica, elegante, generosa. La strada contornata dai pini diventa qualcosa di diverso dalle altre, si fa viale, si fa corso, resta nella mente di chi la percorre come una via speciale, imponente, diversa da quelle adornate da tigli, frassini o platani. E in una città, la qualità e la quantità degli alberi ad alto fusto, come i pini, migliora la salute fisica e psichica, riduce la mortalità non dovuta a incidenti, abbassa la pressione sanguigna e l’incidenza di patologie cardiovascolari, riduce lo stress, diminuisce la depressione, limita le degenze ospedaliere, livella le differenze tra le condizioni di salute dei ricchi e dei poveri. Rende la città più bella e a misura d’uomo. Noi i pini li abbiamo, in città e fuori, tanto che sono diventati un simbolo della Maremma. E cosa ne facciamo? Manuteniamo le strade perché le radici non provochino danni? Potiamo le piante nei tempi dovuti perché tronchi e radici diventino capaci di sostenere le chiome? Li trattiamo come una risorsa fondamentale, un tesoro naturale da trasmettere ai figli?

No, decidiamo di abbatterne in gran numero. Sostituendoli magari con rametti che seccheranno presto (come in via Uranio) o con esili alberelli che forniranno chiome ombrose ai nostri pronipoti (come in via Telamonio) o non sostituendoli affatto, come in pineta a Marina (e i nostri cuori ancora non si abituano ai vuoti). Esponendo comunque chi abita vicino ai tagli a gravi danni, perché la relazione tra piante e salute è così forte che dove si presentino improvvise riduzioni di alberi, la condizione di salute delle persone peggiora in maniera sostanziale. Insegnando ai nostri figli che le motoseghe possono abbattere in pochi giorni un patrimonio verde cresciuto attraverso le generazioni solo perché soluzioni diverse sono economicamente svantaggiose. Soprattutto riconoscendo che, con il tempo, abbiamo perso l’amore e il rispetto per la natura. E questa, in fondo, rappresenta probabilmente la ragione ultima del nostro agire di oggi e, in definitiva, la nostra peggiore sconfitta.

*Neuropsichiatra infantile

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Il questore di Prato chiude una discoteca per 30 giorni dopo una lite

di Redazione Prato