Gioco
Medici positivi, niente tamponi in corsia «Preoccupato per la salute di mia moglie»
Al Misericordia stanno arrivando migliaia di mascherine: lo stesso problema si sarebbe presentato anche a Castel del Piano
grosseto
Cinquanta persone, tra pazienti e personale sanitario, sono state sottoposte, una decina di giorni fa, a tampone. Erano quelle che si trovavano nel reparto di Cardiologia, dove era emerso che una donna ricoverata la settimana prima era risultata positiva, e successivamente era stata riscontrata la positività anche di un’altra paziente. Da quel momento in poi però quella procedura non è più stata applicata all’ospedale Misericordia, dove due primari e due medici sono risultati positivi. A differenza di allora, quando l’Asl fornì tutte le spiegazioni richieste, questa volta la direzione aziendale si è trincerata in un silenzio di tomba: Il Tirreno ha chiesto spiegazioni anche inviando due e-mail, così come era stato richiesto, ma ad oggi, sulla decisione di non effettuare tamponi sul personale che lavora in quei reparti non è stata data alcun spiegazione. Così come sulla presenza di un altro medico e di un’operatrice sanitaria che lavorano al pronto soccorso dell’ospedale di Castel del Piano e che sono risultati anche loro positivi: anche in questo caso, agli altri dipendenti della struttura non è stato fatto il tampone. La donna è ricoverata all’ospedale di Grosseto.
A sollevare il problema, come era successo la scorsa settimana, è stato il marito di una dipendente dell’Asl che lavora all’ospedale, in uno dei reparti dove uno dei quattro medici è risultato essere positivo. «Io mi sono messo in autoquarantena – dice – Ma ogni volta che mia moglie torna dal lavoro sono preoccupato. È stata a contatto con uno dei medici risultato positivo, ma né lei né nessun altro è stato sottoposto a tampone».
La risposta che non arriva dall’Asl va cercata nelle pieghe del decreto del Presidente del consiglio, laddove scrive che «I medesimi operatori sospendono l’attività nel caso di sintomatologia respiratoria o esito positivo per Covid-19». Significa cioè, che in assenza di sintomi gli operatori sanitari devono andare al lavoro. «In questo modo però – dice l’uomo – se un sanitario è positivo e asintomatico non può saperlo».
Una condizione questa che di per sé non creerebbe alcun problema se venissero scrupolosamente rispettati i protocolli, indossando sempre i dispositivi di protezione. Le ormai famose mascherine, da quelle chirurgiche a quelle filtranti, le Ffp3 che sono in dotazione al personale che lavora nel padiglione dedicato ai pazienti che hanno contratto il coronavirus che però stanno scarseggiando in tutta Italia, Grosseto compresa.
Ma la questione dei mancati tamponi in corsia, è arrivata fino a Giacomo Termine, sindaco di Monterotondo Marittimo e presidente della Società della salute. «Mi sono preso l’impegno – spiega – di approfondire la questione che mi è stata sottoposta da diversi sindaci. Non è un aspetto da sottovalutare».
La preoccupazione di chi ogni giorno si trova in prima linea a combattere una guerra estenuante contro un nemico invisibile, per salvare vite umane, riguarda anche i presidi di protezione, che cominciano a scarseggiare. Sono tante le iniziative che si moltiplicano sul territorio: dalle raccolte fondi alle aziende che hanno deciso di portare direttamente il materiale all’ospedale. Ieri un’azienda che lavora con le polveri sottili, ha portato una cassa piena di mascherine Ffp3 al Misericordia, insieme a quelle cucite da Toscano che sono state approvate da Estar. Mascherine che sono state ordinate anche da diverse associazioni di volontariato che hanno dato il via a una vera e propria gara di solidarietà per dotare medici e infermieri di questi importanti presidi. Estar sta cercando di garantire le forniture all’ospedale di Grosseto ma il consumo di questo materiale, rispetto al periodo precedente, è aumentato a dismisura: buona norma infatti vuole che ogni paziente ne indossi una proprio perché – se positivo al Covid –19 – non infetti l’operatore sanitario che si sta prendendo cura di lui. La Maremma, quindi, come sempre sta dimostrando il suo gran cuore in un momento di ansia e impegno per fermare il nemico numero uno: il Covid-19. –
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