Il Tirreno

Grosseto

In viale Mascagni si abbattono i 52 pini Gac sporge denuncia contro il Comune

Francesca Ferri
In viale Mascagni si abbattono i 52 pini Gac sporge denuncia contro il Comune

Lavori partiti all’altezza della rotatoria con via Giordano per sistemare l’asfalto, nonostante il ricorso al Tar  

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Francesca Ferri / GROSSETO

La motosega stride e rapa a zero la chioma. Poi c’è una pausa per abbassare il cestello con i due operai, entrambi con caschetto e occhiali d’ordinanza, e in più le mascherine, dotazione straordinaria nel pieno dell’emergenza coronavirus. Un momento di relativo silenzio, e arriva una carezza profumata di resina. Ma è solo un attimo. Il tempo di far passare le auto – e ce ne sono molte anche se gli spostamenti sono pressoché vietati, sempre a causa dell’emergenza sanitaria – e poi la motosega riparte. Stavolta l’operaio taglia una specie di fetta orizzontale alla base del tronco. Poi si sposta dietro e fa un altro taglio in corrispondenza. A quel punto per abbattere un pino basta una leggera spinta. Il legno crepita, il tronco sembra mandare l’ultimo ruggito. Poi un tonfo sull’asfalto. La motosega si riaccende e affetta il tronco, che, pezzo per pezzo, viene accatastato da una parte.

È iniziato ieri mattina, all’altezza della rotatoria con viale Giordano, l’abbattimento dei 52 pini dello spartitraffico di viale Mascagni, alberi giovani e sani ma le cui radici rovinano la strada e mettono in pericolo chi ci passa, soprattutto in motorino e in moto. I lavori sono partiti nonostante il ricorso al Tar dell’associazione Grosseto al centro contro l’ordinanza contingibile e urgente numero 47 con cui il sindaco Antonfrancesco Vivarelli Colonna ha sbloccato l’abbattimento (la prima udienza è convocata il 25 marzo, ma nel frattempo il Tar non ha concesso la sospensiva), e nonostante la legge vieti di abbattere gli alberi dopo il 1° marzo, a tutela delle nidificazioni. Costano 200mila euro e prevedono la sostituzione dei pini con dei lecci e il rifacimento dell’asfalto.

I lavori dovevano iniziare lo scorso settembre ma il coordinamento di associazioni e comitati formato da Grosseto al centro, Impronta Verde, Dritti alle meta, Coordinamento comitati ambientali provincia di Grosseto, Isde medici per l’ambiente, Forum Ambientalista, Italia Nostra, Wwf, ha cercato sin da subito di salvare il filare alberato. Durante l’estate ha proposto delle soluzioni alternative che garantissero la sicurezza della strada senza perdere i benefici della presenza degli alberi (ossigeno, ombra, bellezza del viale), anche ricorrendo alla consulenza dell’esperto Giovanni Morelli. Il Comune ha risposto picche, quindi Grosseto al centro ha presentato due diffide, una a settembre e una a febbraio, e diverse istanze. Molti gli aspetti contestati: di procedimento (il progettista di questo intervento è anche verificatore del progetto stesso, e per Gac ci sarebbero problemi di conflitto di interessi), di tempistica (ogni anno dal 1° marzo si apre per due mesi un periodo in cui gli alberi non si possono abbattere per tutelare le nidificazioni), di titolarità (il sindaco con la sua ordinanza contingibile e urgente, secondo Gac, non si può sostituire agli uffici nell’ordinare lavori approvati e appaltati due anni fa).

L’associazione, domenica sera, aveva tentato il tutto per tutto per evitare che ieri si cominciasse a tagliare i pini, presentando tre istanze con le quali ribadiva l’uso a suo dire improprio dell’ordinanza contingibile e urgente e il timore che, in un momento di emergenza sanitaria, un cantiere aperto per giorni esponesse le maestranze a inutili rischi di contagio.

Ha inoltre sollevato un nuovo aspetto: il Comune, secondo quando asserisce l’associazione, non avrebbe rilasciato la necessaria autorizzazione a svolgere attività rumorose, che è una delle necessarie prescrizioni chieste dalla Municipale per avviare il cantiere.

E proprio su questo nuovo fronte – il supposto mancato rispetto della normativa sull’inquinamento acustico – il presidente dell’associazione Matteo Della Negra ha presentato ieri un esposto denuncia indirizzato alla Procura della Repubblica. —

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di Redazione web