Sicurezza
Profumerie chiuse per scelta «Fate gli acquisti online»
GROSSETO. Aperte per “decreto” del presidente del consiglio dei ministri (l’ultimo Dpcm dedicato alle sospensioni delle attività nel suolo nazionale), le profumerie di Grosseto hanno chiuso le porte per scelta.
Le saracinesche sono calate negli esercizi commerciali della catena Douglas sparpagliati in città. Eppure il decreto, nel suo allegato, consentiva proprio a questo tipo di attività - le profumerie appunto - di stare aperte. La ratio stava nella vendita di prodotti legati all’igiene (come saponi, shampoo etc, che però sono in vendita in tutti i supermercati).
Lungo il Corso Carducci l’esercizio Douglas è chiuso. Fuori resta un cartello alla vetrina con hashtag #tuttinsieme riusciamo. «Saremo di nuovo insieme appena possibile con tantissime sorprese e novità - è scritto - Nel frattempo potrete continuare ad acquistare i vostri prodotti di bellezza su douglas.it e a seguirci sui nostri canali social e sulla nostra app». La chiusura della profumeria contribuisce ad aumentare quel senso spettrale alimentato dai negozi che invece sono chiusi per obbligo, dal decreto governativo. Anche loro (dall’abbigliamento alle borse, dai caffè ai bar) hanno affissi icartelli di vario tipo, da quelli sulle norme igienico-sanitarie al fatto che devono restare chiusi “per decreto”.
Per le profumerie no, è evidentemente un gesto volontario. Anche in via della Pace c’è un altro punto vendita del marchio Douglas: chiuso. Ci spostiamo lungo l’Aurelia nord dov’è la profumeria Marionannaud che ha seguito la stessa linea. Le porte sono chiuse. Anche qui #Noi restiamo a casa. “Bellezza è amare la vita: non trascurarla, proteggila”.
Sotto ai portici di piazza Dante, accanto alla farmacia Severi, anche la profumeria Severi ha tenuto chiuse le saracinesche. «Per il momento è chiusa - dicono i titolari della farmacia a fianco - Anche se poteva stare aperta abbiamo deciso così».
In molte città italiane, dove si è chiesta in questi giorni una stretta ulteriore rispetto al Dpcm dell’11 marzo, si è chiesto di verificare se una serie di beni e commissioni fossero davvero “urgenti”. Tra questi, proprio i beni venduti nelle profumerie e considerati di “prima necessità” come saponi e prodotti igienici; disponibili anche nei supermercati. — El. G.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
