Sicurezza
«Priorità alle mascherine per i bambini»
Adolfo Lettieri da giorni ha riconvertito l’attività della sua tappezzeria: il lavoro comincia alle 7, la consegna è alle 19
C’è un artigiano che non si è fermato un istante da quando è iniziata l’emergenza per contrastare il contagio da coronavirus. Lui è un tappezziere e il suo core business sono i divani, per cui a Grosseto è notissimo: in questi giorni, però – nella sua impresa mignon – ha “convertito” la produzione. Taglia, cuce, testa, ripone (in attesa della consegna). Che cosa? Mascherine; quelle mascherine che proteggono bocca e naso e che ormai da parecchi giorni – in Maremma come nel resto d’Italia – sono introvabili: e chissà per quanto tempo ancora lo saranno, in farmacia ma anche nelle ferramenta e nei negozi specializzati per chi fa lavori manuali.
Lui è Adolfo Lettieri, 61 anni, partenopeo d’origine (San Giuseppe Vesuviano è la sua città natale) ma grossetano d’adozione: il suo legame con la Maremma, dove approdò nel 1978, iniziò per amore – ha sposato una grossetana – e nell’attaccamento generoso a questa terra continua. Le tanto ricercate mascherine lui le regala: non vuole un centesimo; anzi, alle spese per l’acquisto del materiale ha fatto fronte di tasca sua: «Sia chiaro – puntualizza – le mie mascherine non sono brevettate, ma per chi proprio non le ha sono meglio di nulla».
Quando l’11 marzo scatta il decreto che blinda l’Italia le mascherine protettive sono già irreperibili, almeno per il cittadino medio. «Ho cominciato a farle – spiega l’artigiano – quando ho sentito dire che c’era chi si stava approfittando della carenza di questo articolo (basta dare un’occhiata sul web per rendersi conto delle dimensioni del fenomeno speculativo, ndr). Non mi stava bene questa cosa... e allora mi sono messo al lavoro» .
Nella sua bottega di via Santorre di Santarosa (una traversa di via de’ Barberi) il lavoro, da giorni, comincia alle 7. A metà della scorsa settimana Adolfo ne aveva consegnate già un migliaio e le richieste continuano. «Qui ci siamo chiusi dentro io e mio figlio Alessio – dice – E mentre vi parlo continuo a cucire: c’è chi me ne “ordina” cinque e chi dieci. Mi stanno chiamando da ovunque, dalle case di riposo, da Giuncarico, Gavorrano, Follonica. Si lavora dalle 7 e si consegna alle 19» .
Per le mascherine Adolfo ha deciso di impiegare un tessuto-non tessuto Tnt, antistatico e anallergico che – su richiesta – di solito utilizza per le poltrone. Taglia, cuce e testa. Come? «Avete in mente quando i bambini giocano allo specchio facendo gli aloni? Ebbene, si indossa la mascherina, si sta a 20 centimetri da uno specchio, si soffia forte e se il vetro non si appanna, vuol dire che la mascherina funziona».
Lui è rapido, rapidissimo nel lavoro manuale: «Sa com’è... Sono 40 anni che faccio il tappezziere – sorride – La gente mi chiede un divano e dopo tre giorni è pronto, tant’è che spesso mi tocca tenerlo qui...» .
Finché Adolfo avrà materiale a disposizione (oltre al tessuto servono anche gli elastici) continuerà a tagliare e a cucire alacremente: per chiunque perché il suo cuore è grande. Una corsia preferenziale però ce l’ha: «Le mascherine per i bambini hanno la priorità». —
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