Sicurezza
Toscano si è riconvertita, prodotte 5.000 mascherine
dalla sartoria al materiale utile per la prevenzione
«Non è un dispositivo medico, questo deve essere chiaro. Queste mascherine, questo nostro prodotto, rappresentano soltanto il frutto di ciò che sentiamo di dover dare alla nostra comunità». Marco Berti parla a nome di tutta Vega srl e del progetto Toscana Alta Sartoria. Lo stabilimento si è temporaneamente riconvertito: stop per ora alla produzione di abiti, via a quella delle mascherine. Da venerdì le maestranze sono all’opera per produrre quelle di tessuto non tessuto: fino a ieri pomeriggio ne erano state realizzate cinquemila.
Un’idea maturata qualche giorno fa, dopo le dichiarazioni del presidente della giunta regionale toscana, Enrico Rossi («a me personalmente è venuta l’idea che il tessuto non tessuto può trattenere l’aerosol; l’Università ci ha certificato che è così, lo trattiene tanto quanto le mascherine che sono introvabili», aveva detto il governatore). Così Toscano si è data da fare e presso Estar - l’ente di supporto tecnico-amministrativo regionale - ha ottenuto i modelli, seguendo le indicazioni fornite. Subito dopo è iniziata la produzione, con il materiale che era già disponibile in azienda, perché appunto già utilizzato per le lavorazioni abituali.
Nello stabilimento sono 18 le persone al lavoro: tra venerdì e il primo pomeriggio di ieri erano cinquemila i pezzi prodotti. Un quantitativo che sarebbe potuto anche essere maggiore qualora Toscano Alta Sartoria avesse avuto i macchinari appositamente dedicati. Ma, com’è noto, il core business dell’azienda è la produzione di abiti da uomo e quindi la riconversione, naturalmente temporanea, ha dovuto fare affidamento sul macchinario esistente, oltre che sulle conosciute capacità delle maestranze. I tempi e le modalità di produzione devono naturalmente fare i conti con le disposizioni di contenimento e di prevenzione del coronavirus, in materia di tutela della salute dei dipendenti. I lavoratori si sono messi all’opera opportunamente distanziati, come sarebbe avvenuto anche se la produzione fosse continuata normalmente con gli abiti. Nessuno di loro, precisa l’azienda, ha i sintomi, ognuno è stato e viene controllato. E tutti si sono dimostrati disponibili alla novità.
Il tutto ha comunque consentito la produzione di un numero di pezzi ragguardevole, che tra oggi e domani sarà consegnato alla Protezione civile per la destinazione che sarà ritenuta più opportuna. L’azienda li sta cedendo al prezzo di costo, inferiore all’euro. E sempre domani riprenderà la produzione di mascherine. Sperando che l’emergenza termini il prima possibile e che sia possibile riprendere quanto prima la produzione della collezione autunno/inverno.
Sono mascherine omologate? «Non sono un dispositivo medico», ribadisce l’azienda. Pur se costruite conformemente alla classificazione, sono realizzate in deroga, in attesa della convalida dell’Istituto superiore di sanità. Non hanno il marchio Ce. Ieri sera è arrivata la notizia che il governo sta elaborando un protocollo che autorizzi la produzione in Italia di mascherine non sanitarie per i cittadini e i lavoratori non sanitari. —
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