Il Tirreno

Grosseto

la dottoressa silvia micheli 

«I pazienti dimessi da poco sono un carico ulteriore»

Gabriele Baldanzi

Chi è fresco d’operazione in condizioni normali sarebbe rimasto ricoverato per qualche giorno in più. «Ora invece viene seguito da noi a domicilio»

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Silvia Micheli, 55 anni, medico di base con studio in centro a Grosseto, migliaia di mutuati, racconta com’è cambiato il suo lavoro. «Da una decina di giorni viviamo una situazione oggettivamente complicata. Anche oggi (sabato) sono in servizio - reperibile – dalle 8 alle 20. Ho risposto a decine di telefonate e sono uscita. L’ambulatorio è chiuso e le chiamate sono tante. Purtroppo è un periodo in cui ci sono anche disturbi influenzali non connessi con il Covid 19, sintomi febbrili con disturbi diversi. Siamo in rete con altri medici e condividiamo problemi quotidiani e informazioni. Le persone, al di là dei sintomi, hanno un comprensibile bisogno di essere rassicurate, informate. «Tra i miei pazienti – prosegue – ho alcune quarantene, dovute a contatti con positivi. La consegna delle dotazioni è avvenuta qualche giorno fa in maniera razionata: abbiamo i camici verdi che indossiamo quando andiamo a visitare o medicare il paziente a domicilio, mascherine (poche) e una sola scatola di guanti, un numero insufficiente. Anche noi cerchiamo, laddove è possibile, di ridurre al minimo i contatti. Riguardo ai tamponi ci sono disposizioni precise, a cui ci atteniamo: non si possono disporre per tutti».

Silvia Micheli spiega bene dove sta l’emergenza: «Al discorso coronavirus e alle preoccupazioni connesse, un ulteriore carico, per noi medici di base, arriva dalle dimissioni dall’ospedale Misericordia, che giustamente sono state firmate nei giorni scorsi, pazienti che non avevano completato la degenza, operati da poco, che in condizioni normali sarebbero rimasti ricoverati per qualche giorno in più e invece adesso vengono seguiti da noi, a domicilio. Inoltre non si va più al pronto soccorso per un taglio o una distorsione e anche queste persone le filtriamo noi». Accorgimenti in ambulatorio? «Sì, ne abbiamo adottati. Per esempio nella sala d’attesa si entra uno per volta. Le finestre stanno sempre aperte. Per gli stati influenzali si telefona e si segue al telefono l’evoluzione. Io tengo sempre la mascherina e i pazienti che entrano siedono a un’adeguata distanza. Chi viene a ritirare una ricetta resta giusto pochi secondi. Spero che presto avremo la digitalizzazione vera delle ricette, con invio telematico alle farmacie». —

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