Il Tirreno

Grosseto

tribunale 

Minacce e violenze contro moglie e figlio Ristoratore nei guai

Matteo Leoni

La Procura ha chiesto il processo per l’uomo, che ha 47 anni Alcuni episodi erano avvenuti su una barca a Porto Ercole

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«Se mi lasci ti faccio finire in mezzo a una strada». «Se mi lasci ti porto via il figlio». «Non ti azzardare ad andare via, resti senza soldi». Minacce quotidiane, subite da una cinquantenne originaria del Grossetano, sposata con un ristoratore di Firenze. Ha sopportato per anni, paralizzata dalla paura e mossa dal senso di protezione per il figlio minorenne. Fino a che un giorno, anche a causa dei numerosi tradimenti del marito, si è ribellata. Ha chiesto la separazione, ha cambiato la serratura di casa, lasciando finalmente quell’uomo fuori dalla sua vita. E nell’aprile del 2019 lo ha denunciato, raccontando tutto quello che non aveva mai avuto il coraggio di raccontare.

Adesso la Procura di Firenze ha chiesto che l’uomo, di 47 anni, fiorentino, vada a processo. Le accuse contestategli dalla pm Ornella Galeotti sono quelle di maltrattamenti in famiglia, lesioni personali, violenza sessuale aggravata. Il gip dovrà decidere sulla richiesta di rinvio a giudizio nel corso di un’udienza preliminare fissata per il 7 luglio.

La donna nel corso degli anni sarebbe stata costretta a subire atti sessuali in più occasioni, anche sulla barca dove la famiglia passava le vacanze, a Porto Ercole: per non farla protestare la minacciava di licenziarla se non si fosse sottomessa alla sue volontà. Il ristorante lo avevano creato insieme, racconta il legale della donna, avvocato Antonio Olmi, ma lei era inquadrata come semplice dipendente. Il marito spesso non le avrebbe neppure versato il piccolo stipendio che le spettava. Secondo la ricostruzione della Procura, l’avrebbe maltrattata davanti ai clienti, offendendola. Poi le violenze. Una volta un calcio a un ginocchio, a causa del quale aveva dovuto camminare con le stampelle per una settimana. Un’altra volta, nel corso di una delle innumerevoli liti, l’avrebbe afferrata per il collo, stringendo fino a farle mancare il fiato. Poi i maltrattamenti verso il figlio undicenne, anche quando la coppia era già in fase di separazione. Il bambino sarebbe stato costretto anche a passare le vacanze col padre e la sua nuova compagna. Non era felice, ma il babbo lo aveva costretto a dire che stava bene.

Un padre padrone, che sarebbe stato pronto a colpirlo con un pugno allo sterno, a Natale 2017, solo perché gli aveva tirato il maglione, o a picchiarlo perché gli aveva toccato i capelli. Un’estate, mentre cenavano loro due in pizzeria, lo avrebbe picchiato con uno schiaffo così forte da farlo cadere dalla sedia, facendogli sbattere la testa contro lo spigolo del tavolo. E poi altri schiaffi, e calci alla pancia. Una volta, mentre erano in vacanza loro due insieme a Porto Ercole dopo che la separazione era già stata avviata, lo avrebbe picchiato su una ferita che si era procurato giocando, per fargli più male. Una manata violenta, per punirlo perché lo aveva toccato con le mani bagnate mentre erano in barca. Una vacanza quella in barca, fatta insieme alla nuova compagna del padre, nonostante il bambino, traumatizzato dalla separazione e dalle scene di violenza alle quali aveva assistito in passato, avesse chiaramente fatto capire di non volerla. Una volta il quarantasettenne sarebbe arrivato a prendere a calci il figlio solo perché lo aveva urtato con un cuscino.

Adesso toccherà al gup Antonella Zatini decidere se disporre il processo, come chiesto dalla Procura di Firenze, le cui indagini sono state avviate dopo le due querele presentate dalla moglie del quarantasettenne, rispettivamente nell’aprile e nel novembre del 2019. —

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