Il Tirreno

Grosseto

Le tabaccherie resistono in una città ormai deserta

Elisabetta Giorgi
Le tabaccherie resistono in una città ormai deserta

Il Decreto lascia in attività chi vende generi di Monopolio, ma quanta fatica  Pochi clienti, tanta preoccupazione. E c’è chi allestisce una vetrina della speranza

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Non è facile lavorare quando intorno è tutto chiuso. Loro (i tabaccai) sono tra le attività che - in un contesto spettrale - devono stare aperte “per decreto”, dato che vendono generi di monopolio. Sono rimasti a presidiare il commercio, e come altri cercano di resistere.

Giovanna Soldati e suo marito Massimo Bigozzi, titolari della storica tabaccheria Soldati a metà di corso Carducci, per contrastare gli effetti psicologici del virus si son fatti forza (e vogliono farla ad altri) allestendo una “vetrina della speranza”. Un telo giallo, confezionato ad arte con fiori finti, gialli rossi e blu, incornicia tre specchietti rotondi e addobba malinconicamente un ripiano con prelibatezze al cacao. Sono colori dolci-amari. «Vogliamo lanciare un messaggio di speranza – dice Giovanna - perché c’è bisogno di farsi coraggio gli uni con gli altri, anche tra noi del centro storico». Il corso Carducci è deserto, alle 12 di ieri: le 3 tabaccherie sono le uniche attività aperte e non è facile, né a livello economico né psicologico. «C’è un’aria di desolazione e tristezza – dice Giovanna – Le strade sono deserte perché i cittadini sono tutti in casa. Hanno e abbiamo tutti il dovere morale di fare così». Certo che è complicato: c’è chi “deve” stare aperto, ma per chi? La clientela è scarsa, sono tutti a casa. E pensare che fino a poche settimane fa era aperto il dibattito su come rivitalizzare e portare gente in centro storico: le strade erano deserte per la crisi del commercio interno alle Mura e si discuteva su come fare per ripopolarle.

Ora invece è il contrario: «ora è doveroso non uscire di casa e non calcare nemmeno queste strade. Speriamo solo che, finito quest’incubo, i grossetani si riapproprino del nostro bellissimo centro e tutto non resti così com’è ora» cioè deserto: malato. Insomma: «se ora è un’esigenza sanitaria, l’auspicio è che cessata l’emergenza il centro non resti così», dice Soldati. Un messaggio va a chi sta in prima linea: «ai nostri bravissimi medici e infermieri (dobbiamo essere tutti al loro fianco) e poi anche le cassiere dei supermercati: anche loro devono stare aperte per vendere beni di prima necessità».

In corso Carducci, al civico 88, è aperta anche la tabaccheria di Annamaria Olivieri. Anche lei resiste, ma c’è preoccupazione. E in certi momenti i pensieri si incupiscono. «Essendo monopolio di Stato siamo obbligati a stare aperti - dice - Ieri mattina quando ho sentito passare il furgoncino della polizia municipale con la voce del sindaco che incitava a stare in casa ho provato delle sensazioni stranissime, da coprifuoco, e mi sono venuti in mente i ricordi dei nonni quando c’era la guerra e c’erano i bombardamenti. Noi la guerra non l’abbiamo conosciuta e non siamo abituati a queste cose, per cui ecco, quando ho sentito l’altoparlante, benché facesse un invito giusto, mi è salita una sensazione di brividi e di angoscia. Ci siamo ritrovati tutti impreparati ad affrontare una situazione così repentina. Siamo stati bene, siamo cresciuti nel benessere, e forse siamo rimasti tutti increduli per il fatto di essere piombati da un momento all’altro in questa situazione senza poterci più comprare le scarpe, prendere un caffè o abbracciare un’amica. Quando ci rialzeremo sarà tutto più difficile, faremo meno cose: forse non potremo fare le vacanze ad agosto perché avremo meno soldi. Ma pensiamo positivo: lavoriamo, resistiamo. Voglio avere speranza per i miei nipoti». —

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