Coronavirus, dietro al bancone o alle casse: loro non restano a casa. E lo fanno per tutti
Grosseto: un esercito di addetti del commercio affronta l’emergenza dal proprio posto di lavoro. Ad esempio nei supermercati
GROSSETO. Medici, infermieri e personale sanitario combattono contro il coronavirus in prima linea. Ma nelle retrovie ci sono altrettanti “guerrieri” che ogni giorno fronteggiano l’emergenza garantendo servizi essenziali. Senza clamore, facendo il loro dovere come ogni giorno, ma, più che ogni altro giorno, mettendosi al servizio dei cittadini per fornire loro cibo da mangiare, farmaci per curarsi, giornali per tenersi informati.
E così mentre la maggior parte delle persone sta facendo la sua parte chiusa in casa per limitare al massimo la diffusione del virus, i commessi dei supermercati, i titolari dei negozi di alimentari, gli edicolanti, i farmacisti e tutti coloro che, per decreto, non possono “restare a casa”, indossano la loro mascherina, i loro guanti e vanno a lavorare. Al pubblico. «L’umore è quello che abbiamo tutti – dice al Tirreno Piero Canova, direttore generale di Unicoop Tirreno, 3.700 dipendenti –. Tutti siamo preoccupati, con le orecchie tese per capire cosa sta succedendo, ci aggrappiamo alle piccole notizie che ci fanno pensare che le cose andranno meglio. Tutti siamo essere umani, deboli, fragili, preoccupati, con tante cose per la testa. Noi abbiamo il vantaggio di avere dipendenti che sono con noi in cooperativa da tantissimi anni e che la sentono come qualcosa che appartiene loro e si sentono particolarmente coinvolti e motivati nello svolgere il loro lavoro come, e più, di un giorno normale».
Al bancone come alle casse, nei corridoi a sistemare gli scaffali come sul retro del supermercato a occuparsi della merce che arriva, il personale è al suo posto, come ogni giorno. E, per chi lavora al Maremà, come il 70% dei negozi della galleria commerciale chiusi, è un forte impatto psicologico.
«Abbiamo dati ai nostri dipendenti le raccomandazioni per gestire i clienti al meglio – dice ancora Canova –. La distanza, ad esempio, va a beneficio di tutti. E si stanno impegnando per fare in modo che tutti rispettino queste regole. Del resto siamo italiani e in situazioni di emergenza diamo il meglio di noi».
Il periodo è di forte pressione. E non solo per l’emergenza sanitaria. La logistica, ad esempio, lavora a ritmi serratissimi per far arrivare le merci. Il pensiero del direttore generale va anche agli addetti di questo settore. «Ci sono persone che si alzano la mattina presto per caricare i camion: sono persone fondamentali, sono anche loro che garantiscono i rifornimenti per i cittadini. Ma voglio rassicurare tutti: non correte, non c’è bisogno di fare scorte. La merce c’è, tolto qualcosa come l’Amuchina di difficile reperimento. Ma la grande distribuzione, noi e i nostri concorrenti, stiamo facendo tutti la nostra parte».
Non ultimo lo stesso Canova, che lavora da casa, a Piombino, in quarantena. «Io sono di Padova – dice – ho là moglie e figli e non li vedo da sabato, da quando sono venuto qua per poter lavorare (la sede di Unicoop Tirreno è a Riotorto) e mi sono messo perciò in isolamento domiciliare. Lavoro da casa, con computer e due telefoni. Ma mi preoccupo piuttosto dei dipendenti che hanno figli; stiamo cercando di dare loro assistenza».
Nei supermercati Conad di Grosseto in queste ore si stanno installando sulle casse gli schermi in plexiglass che separano i cassieri dai clienti. All’ingresso un addetto alla sicurezza invita ad attendere il proprio turno per entrare. Gli ingressi sono contingentati per non affollare troppo gli ambienti, e ciascun cliente, prima di entrare, è invitato ad avvicinarsi a un tavolinetto dove trova gel igienizzante e guanti monouso (quelli che di solito si trovano nel reparto frutta e verdura) da indossare prima di entrare. Le code, anche per entrare, possono essere anche lunghe. Ma la ragionevolezza prevale sulla fretta: tutti capiscono che si tratta di misure eccezionali per uno scopo eccezionale che riguarda direttamente la salute.
Eppure, nonostante la paura, nonostante lo stress, nonostante la stanchezza, da dietro la mascherina dei dipendenti riesce comunque a spuntare un sorriso. La consapevolezza di svolgere un compito fondamentale nel momento, forse, più difficile.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
