Il Tirreno

Grosseto

Poste italiane chiude gli uffici periferici Rivolta dei sindaci

Fiora Bonelli
Poste italiane chiude gli uffici periferici Rivolta dei sindaci

Distanze troppo lunghe per raggiungere gli sportelli aperti «Non è in linea con il Dpcm». Roccastrada diffida l’azienda

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Il coronavirus decima gli uffici postali di tutta Italia. Poste italiane decide di lasciare un solo ufficio per territorio e a rimetterci sono soprattutto gli sportelli delle zone più emarginate e periferiche. Ma i sindaci non ci stanno: si diffida Poste Italiane, si scrive al Prefetto, ad Anci, si invoca lo spirito del Decreto della Presidenza del consiglio dei ministri che assicura che i servizi essenziali delle persone dovranno essere garantiti e vuole assolutamente evitare spostamenti e assembramenti per fronteggiare il coronavirus.

«Stiamo rimodulando la mappatura degli uffici – fanno sapere da Poste Italiane – che sono stoicamente rimasti tutti aperti finora. Ma, data la situazione, Poste italiane ha deciso di garantire il servizio, ma mantenendo un solo presidio sul territorio, e magari a seconda delle esigenze del bacino di popolazione, anche a giorni alterni. Garantiamo le necessità, comunque, e a breve forniremo una mappatura precisa degli uffici postali che resteranno aperti». Secondo questa politica, sono tantissimi i punti postali che saranno chiusi. E tanti sono i disagi ai cittadini.

A Roccastrada il sindaco Francesco Limatola diffida Poste. «A sorpresa ieri (mercoledì per chi legge) l’improvvisa decisione di interrompere il servizio nel capoluogo e nelle frazioni di Roccatederighi, Sassofortino e Torniella e nel capoluogo di Roccastrada». Resta aperto solo Ribolla: «Nessuna comunicazione preventiva né alla popolazione, né all’amministrazione comunale, tanto che dal Comune si è appresa la notizia per vie traverse». Per Limatola è stato «interrotto un servizio di primaria importanza per una collettività formata per lo più da persone anziane». È per questo motivo che il Comune di Roccastrada ha deciso di formalizzare una diffida a Poste italiane, interessando anche la Prefettura. «Comprendo la situazione – dice Limatola – ma non posso non esprimere il mio disappunto per quanto sta avvenendo nel mio territorio (284 chilometri quadrati)».

Il sindaco evidenzia che questo comporterà necessariamente lo spostamento delle persone e il conseguente assembramento presso l’unico ufficio aperto, con la conseguente violazione delle due regole principali dettate dai Dpcm per prevenire la diffusione del virus ovvero evitare movimenti delle persone e di conseguenza gli assembramenti. «E questo è un comportamento deprecabile che mi sento di condannare fermamente, riservandomi di mettere in pratica ogni azione che riterrò opportuna per tutelare l’interesse della comunità», chiude.

Stesse considerazioni quelle dei sindaci Andrea Biondi di Gavorrano, Federico Balocchi di Santa Fiora, Massimo Galli di Roccalbegna.

In particolare Biondi specifica che è stata stabilita la chiusura degli uffici di Caldana, Giuncarico, Ravi, Gavorrano. Aperto per tutti solo l’ufficio di Bagno di Gavorrano. «Il nostro è un comune di 164 chilometri quadrati con 8.500 abitanti. L’ufficio di Bagno di Gavorrano è un piccolo ufficio dove il servizio sarà sicuramente erogato con difficoltà per l’utenza. Noi sindaci abbiamo segnalato al prefetto e all’Anci questa situazione chiedendo loro di intervenire».

Per Santa Fiora la chiusura riguarda Bagnolo, Bagnore e Selva. «Resta aperta solo Santa Fiora – riferisce il sindaco Balocchi – ma questo non è in linea con lo spirito del Dpcm. Le distanze sono notevoli, gli anziani dovranno usare mezzi pubblici. Scriveremo a Poste per chiedere di tornare sui suoi passi». Anche per Roccalbegna, la scure non risparmia Vallerona e Santa Caterina. «Un disastro – osserva Galli – e oltretutto senza avvertirci, ma con le chiusure a cose già fatte. Ma non resteremo inerti».

Intanto si sa che ridimensionamenti vari subiranno un po’ tutti i comuni, come ad esempio Civitella Paganico, Castiglione della Pescaia e altri. —

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