Il Tirreno

Grosseto

In un mercato spettrale restano 8 banchi di cibo

Elisabetta Giorgi
In un mercato spettrale restano 8 banchi di cibo

In piazza Esperanto l’attività è consentita solo a chi vende generi alimentari Ieri pochissimi i clienti e tanti prodotti invenduti da gettar via. «Un disastro»

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. Tutti al loro posto con la mascherina in viso, per tutta la mattina hanno provato a vendere cibarie in una piazza quasi del tutto vuota, ma gli affari sono andati male. Ieri, giorno del mercato settimanale, a restare in piedi erano solo gli “eroici” ambulanti dei generi alimentari, unico settore consentito in questo grave momento di emergenza da coronavirus.

Ce n’erano 8. Ed erano stati tutti riuniti dal Comune – nel pieno rispetto delle distanze di sicurezza tra una postazione e l’altra – in un punto solo di piazza Esperanto. Il mercato che “resiste” mostrava naturalmente un volto drammatico, di forti disagio e preoccupazione. Ben pochi i clienti.

Al primo banco ecco Giovanni Di Roberto con il suo pesce fresco. Arriva da Porto Santo Stefano e «come vede la gente è poca, non gira quasi più nessuno qua: ieri all’Argentario era un po’più movimentato, ma qua… Noi compriamo il pesce alle aste, e sapendo la situazione oggi ne abbiamo portato meno. Sono già tre settimane buone qua non si lavorava, oggi è un’altra mazzata». Un collaboratore gli porta il caffè per distrarsi. «Al mercato coperto laggiù hanno la macchinetta. . », indica mentre sorseggia. Nel banco accanto c’è Maria Carlotta de Rosa, viene da Venturina: «Noi facciamo produzione nostra: ma oggi è un disastro, speriamo che questa situazione passi in fretta. E non lo dico nemmeno per l’economia che è quella che ci interessa di meno; lo dico per il fattore umano, che non puoi paragonare al “soldo”. A rischiare sono i nostri medici, gli infermieri, gli operatori della sanità in prima linea, io stessa ne ho diversi in famiglia. Sono lontani, non li vediamo: menomale che c’è questa tecnologia che ci avvicina. Sono loro, i nostri figli a rassicurare noi. Pensi lei come stiamo messi… Un figlio che rassicura un genitore, ma quando mai si era visto? ». «Io ho avuto due clienti stamani – dice Paola Loi, titolare di un’azienda agrocasearia a Cupi – La situazione è triste: ho incassato prima 7, 50 euro e poi 3 euro». Ci sono “pochissimi clienti, è normale con questa situazione – dice anche Luigi Canuzzi – e non bisogna nemmeno meravigliarsi. Noi oltre a questo banco facciamo le consegne a domicilio per i nostri clienti, molti sono anziani e non devono uscire di casa in questo periodo. Cosa ci aspetterà il futuro? Chi lo sa, ci sono alcuni mercati all’ingrosso che stanno chiudendo… Se chiudono i mercati, le barche che pescano 70-80 casse di pesce al giorno a chi lo daranno? Noi per ora proviamo ad andare avanti, siamo a lavoro in 3; da stamani abbiamo avuto solo una ventina di clienti».

Va male anche per i fratelli Borsellino, originari di Salerno e abitanti a Follonica da molto tempo. Vendono frutta e verdura con la mascherina; così come sono nascosti da una protezione al viso i titolari della gastronomia Da Ettore, che arrivano da Porto Santo Stefano: in condizioni normali da loro c’è la ressa. Ieri il deserto o quasi. «Stiamo provando a continuare ma è durissima – dice Ettore Moriani – Ho 6 operai da pagare». Ed è sfiduciata la titolare dell’azienda di polleria, porchetteria e salumificio Patrone. Viene da Venturina: «È sempre peggio, penso che non verremo più. Ci rimettiamo la benzina, il gasolio. Noi abbiamo macellato la carne, ma se non la vendiamo dopo 10 giorni al massimo la dobbiamo buttare: oggi rischiamo di distruggere 6-7 mila euro di carne presa lunedì. Avremo servito tra sì e no 10 persone...». —



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