Il Tirreno

Grosseto

Il 65% dei negozi ha abbassato le serrande

Giovanna Mezzana

È la stima di Confcommercio per la Provincia. Chiuso anche il 40% di bar e ristoranti. La scelta di commercianti e esercenti

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Si abbassano le serrande, si chiudono le porte, una dopo l’altra. Lo fanno le grandi catene, come per esempio Decathlon che per ora ha optato per una chiusura straordinaria di tutti i punti vendita sul territorio nazionale, incluso lo store grossetano, da ieri al 15 marzo compreso; lo fanno i titolari dei negozi al dettaglio: abbigliamento e scarpe, biancheria e intimo, articoli per la casa, erboristerie, finanche lavanderie, anche quelle self-service. In tutta la provincia di Grosseto, secondo Ascom Confcommecio, sono tra il 60 e il 70 per cento le attività commerciali del settore non alimentare che – alla luce del decreto del 9 marzo del presidente del consiglio dei ministri che punta al contenimento del contagio da coronavirus – hanno chiuso, temporaneamente, e per autonoma scelta; più contenuta la percentuale di bar e ristoranti – si aggira intorno al 40%, sempre secondo la stima prudenziale di Ascom Confcommercio Grosseto – per cui l’attività è sospesa al pubblico.

perché la scelta

Si tratta di percentuali che sono cresciute ora dopo ora negli ultimi due giorni e che potrebbero essere destinate a salire: «Sempre più esercenti vogliono chiudere – dice Gabriella Orlando, direttrice di Ascom Confcommercio Grosseto – C’è chi è rimasto aperto martedì solo per ricevere un corriere, e poi ha chiuso. E chi ha ancora l’attività aperta sta solo attendendo provvedimenti più chiari da Comune, Provincia, Regione, governo centrale». La scelta della stragrande maggioranza di commercianti e esercenti è «un’assunzione di responsabilità», dice Orlando: «Prima stiamo fermi e prima ripartiamo, è il motto nostro e dei nostri associati – sottolinea la direttrice – che hanno chiuso le loro attività per tutelare la salute dei dipendenti e dei clienti prima di tutto, poi la loro».

attesa e richieste

Il clima è surreale, cittadini e chi fa impresa è spaventato «ma la paura sta lasciando spazio alla razionalità, alla comprensione e alla collaborazione per il bene comune», secondo Confcommercio, che ogni giorno riceve dai propri associati domande “concrete” e pressanti. Riguardano l’avvicinarsi delle scadenze fiscali: le agevolazioni, le dilazioni sui pagamenti, i sostegni economici, la cassa integrazione. «Confidiamo nella responsabilità di chi ci governa – si legge nella nota di Ascom Confcommercio – Attendiamo di conoscere venerdì (domani, per chi legge) il decreto che conterrà quelle che saranno le prime misure a sostegno delle imprese e dei cittadini. Non sappiamo cosa ci aspetta, ma non vogliamo nemmeno pensare che il Governo e l’Europa non mettano in campo un piano di interventi imponente. Il turismo e il commercio sono i comparti che maggiormente stanno subendo il colpo, ma anche tutte le altre imprese sono in ginocchio: devono pagare gli stipendi ai dipendenti e ciò ha un effetto a cascata sulle famiglie».

la speranza

«Di una cosa siamo sicuri – conclude Confcommercio – quando questo incubo finirà, il Terziario troverà il modo di ripartire. E ci aspettiamo che avverrà con una spinta propulsiva, sostenuta in primis da una nuova consapevolezza nelle persone che, responsabilimente, acquisteranno nelle nostre botteghe, e non nei negozi virtuali, mangeranno prodotti italiani, faranno le loro vacanze nel nostro Paese». –

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